Senza domenica... la chiesa non è missionaria
Senza la domenica non possiamo vivere - è il tema di riflessione per il Congresso eucaristico nazionale che si celebra a Bari dal 21 al 29 maggio.
Non è un motivo di vergogna notare che la fede cristiana è diventata patrimonio comune di mezzo mondo! È vero, il mondo anglosassone, lo chiama ancora “sunday - il giorno del sole” (anche quando piove). Per il mondo italiano, spagnolo, portoghese, francese... invece, è “domenica - il giorno del Signore”.
Il gran piacere della domenica
“Domenica” è una parola impegnativa. Per vivere bene il giorno del Signore non basta “andare a Messa”. Ci sono da mettere in pratica le “opere di misericordia”. Quelle spirituali e quelle corporali. Le ricordate? Ma il centro della domenica resta la celebrazione del Signore: tutti i credenti si ritrovano ad ascoltare il Signore che parla, a ricordare e ringraziare il suo amore infinito, a pregare per l’umanità intera nel suo nome, a nutrirsi del suo Corpo e del suo Sangue, per poter vivere come lui nei sentieri della vita d’ogni giorno e annunciare a tutti il vangelo. Tutto questo - e molto di più - è l’Eucaristia domenicale. Non un semplice dovere, ma un immenso piacere. Al quale è davvero difficile sottrarsi!
In questo modo vivono la Messa domenicale le comunità cristiane missionarie, in Africa, America Latina e Asia. Ne riportiamo solo qualche esempio. La chiesa missionaria, veramente, non riesce a vivere senza la domenica; non riesce a vivere senza il Signore. Non sarebbe più “chiesa”; non sarebbe più “missionaria”.
La preghiera diventa onnipotente
La chiesa missionaria non si accontenta della Messa. Sa che l’Eucaristia è il segno sacramentale di Dio-con-noi. Sente perciò l’esigenza di sostare davanti a Dio e di adorare. Il beato Conforti aveva il gusto di questa presenza di Cristo nell’Eucaristia. Per questo, tra le preghiere dei saveriani, c’è l’adorazione eucaristica del giovedì sera. Dovunque siano, qualunque attività svolgano, la sera del giovedì i saveriani sanno di essere tutti a fare una sola cosa: l’adorazione. Quella sera, in modo particolare, noi ci sentiamo famiglia missionaria orante, davanti a Cristo, per l’umanità. Così diceva mons. Conforti all’ottavo congresso eucaristico di Parlermo del 1924:
“La preghiera è santa, è potente, è efficace in sé; ma quando si eleva all’Eterno assieme alla preghiera di Cristo Eucaristia, che è dentro di noi e prega con noi, allora diventa onnipotente. È al banchetto eucaristico che noi dovremmo provare più forte del solito il sentimento di quella fraternità universale che per ogni cristiano è un imprescindibile dovere. Noi siamo venuti per contemplarlo, per ascoltarlo e poi, come gli apostoli, uscire per farlo conoscere e onorare anche da coloro che ancora non lo amano, perché non lo conoscono”.
Il primo tabernacolo della storia
Vorrei ricordare un pensiero del compianto pontefice Giovanni Paolo II: “Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l'arte della preghiera, come non sentire il bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nell’Eucaristia? Quante volte ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno! O Maria, primo tabernacolo della storia, silenziosa testimone dei prodigi pasquali, aiutaci a cantare con la vita il tuo stesso cantico di lode e di ringraziamento”.
E il nuovo pontefice Benedetto XVI, alla sua prima omelia, ha affermato: “L’Eucaristia è il cuore della vita cristiana e la sorgente della missione evangelizzatrice della chiesa”.
È il caso di dirlo: senza Eucaristia, neanche i Papi possono vivere!








