Senza carne né ossa...
“Non bisogna assuefarsi alla guerra”, raccomanda papa Francesco. Sì, l’assuefarsi a una situazione finendo per darla come ovvia, perfino una situazione di guerra, consegue dal parlarne e parlarne senza toccare terra, ma facendo frullare nell’aria idee senza carne né ossa. Per i bambini e le donne dei luoghi di guerra non è così. Essi non ne parlano, ma muti ne portano il peso nella loro carne e sulle loro ossa.
Oggi possiamo parlare della guerra in atto evocando situazioni, motivazioni, condizionamenti, fatti del passato e prospettive del futuro da perderci nella marea di parole, dimenticando che nello stesso istante un bambino, una donna, un soldato russo o ucraino, o un civile in fuga viene colpito a morte. In un clima di massimalismo le responsabilità non hanno un nome proprio. Ciò che è “proprio” ha pure un volto, un abito, uno stile che non si assoggetta all'idea massificante del tutti uguali. Immaginiamoci che i testimoni della Risurrezione avessero tutti scritto che Gesù è risorto perché è Dio, anziché narrarci i particolari palpitanti del loro incontro con il Risorto. Noi saremmo qui con un cristianesimo massimalistico e fondamentalistico che ci assoggetta tutti a un Gesù che è risorto perché è Dio. E rimarrebbe l'enigma: se è risorto perché è Dio, perché mai è morto? La via larga di idee e parole senza carne né ossa, sazia della sua vastità illimitata, non ha alcun angolo che si presti per aprire un accesso oltre sé stessa. Così tanta cultura, tanta religione, tanta vita sociale di oggi: risurrezione di idee senza carne e senza ossa.







