Sempre in prima fila
Vicenza, con i familiari dei saveriani
Il 24 ottobre 1919, i saveriani prendono possesso di Villa Tacchi, un vecchio edificio del 1700 in disuso, che si trovava a Vicenza in viale Trento, all’attuale numero 139. Lo occupava un reparto di artiglieria, reduce della prima guerra mondiale del ‘15-18.
La palestra del vangelo
Padre Pietro Uccelli ne assume la direzione nell’estate del 1921 e vi rimane per 33 anni, fino alla morte avvenuta il 29 ottobre del 1954. Quanti allievi sono transitati per questa grande fucina di pionieri del vangelo! Alcuni sono martiri, come p. Giovanni Botton, p. Renzo Vignato, p. Alberto Pierobon. Ottanta hanno già raggiunto la meta finale. Centoventi sono sparsi nel mondo.
Qualcuno è rientrato per un breve riposo in Italia e ha condiviso le sue esperienze con noi. Padre Renato Trevisan di Caldogno e p. Marcello Zurlo di Cittadella, ci hanno parlato degli indio kayapò del Brasile: vengono dalla foresta, trascurati dal governo brasiliano, e bussano alla porta della missione a qualsiasi ora. Il missionario deve inventare scuole, ospedali, lavoro...
Padre Alberto Lanaro, di Vicenza città, vive in Burundi con la lotta razziale tra tutsi e hutu, che ora sembra concedere qualche spiraglio di intesa. Padre Giuseppe Lorenzato di Costabissara, arriva dalla Sierra Leone; anche là ci sono echi di guerra e trattative di pace.
Parenti di tutti i missionari
Il superiore della comunità saveriana di Vicenza, p. Mario Giavarini, già guida nella missione saveriana in Congo e per un decennio alla casa madre dei saveriani a Parma, ha aperto la festa con un caloroso benvenuto. Poi, tutti insieme, abbiamo fatto memoria del passato e festeggiato il presente in una comunione che unisce i familiari e coloro che hanno dato la vita per Cristo.
Ma tutti quelli che hanno conosciuto Cristo sono chiamati a trasmettere questa notizia: unica, essenziale, irripetibile. I parenti dei missionari sono in prima fila, schierati con i missionari, partecipi delle loro battaglie, dei successi e dei sacrifici. I parenti dei missionari sono parenti di tutti i missionari, ben oltre il legame del sangue, così da formare un’unica grande famiglia, come nella comunione dei santi.
Insieme, abbiamo vissuto una giornata di festa e di condivisione della Mensa eucaristica. Abbiamo anche spezzato insieme il pane quotidiano. Nel congedo, abbiamo lasciato ai presenti un piccolo segno di richiamo e anche un volumetto di poesie di un “patito” della casa: “Svegliarsi ancora domani”. Un invito a cantare la vita.








