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Sembra banale, ma papa Francesco offre spunti per articoli, editoriali e riflessioni quasi ogni giorno. Certo, l'assalto mediatico non è indifferente, l'attenzione per gesti, omelie, discorsi o frasi è sempre al massimo. Obiettivi e microfoni sono pronti a catturare i suoi pensieri, le sue indicazioni pragmatiche.

Francesco sta facendo la fortuna di qualsiasi giornalista, perché non c'è bisogno di commentare, sottolineare, riprendere o spiegare. Basta solo raccontare quel che accade. Non si fa nemmeno fatica a scegliere o a trovare un titolo, perché viene da sé. Addirittura Francesco ha preso carta e penna e ha scritto a un famoso quotidiano, per rispondere alle domande su fede e laicità poste dal suo fondatore.

Ero pronto a riprendere anch'io qualche passaggio dai suoi numerosi interventi durante le giornate mondiali della gioventù in Brasile, ma l'attualità ha superato la storia recente. È accaduto mercoledì 28 agosto, nell'incontro con 500 giovani arrivati in pellegrinaggio a San Pietro. A mio modo di vedere, vale la pena leggere quanto ha detto loro papa Bergoglio.

"Cari giovani, dovete scommettere su un grande ideale: è l'ideale di fare un mondo di bontà, bellezza e verità. Dite no ad alcol e droghe: questo voi potete farlo, voi avete il potere di farlo. Se voi non lo fate, è per pigrizia. Quando un giovane mi dice: «Che brutti tempi questi, padre, non si può fare niente!», ma io lo mando dallo psichiatra, eh! Perché non è vero, non si capisce un giovane, un ragazzo, una ragazza, che non vogliano fare una cosa grande. Poi faranno quello che possono; ma la scommessa è per cose grandi e belle.

Coraggio, andate avanti! Fate rumore, eh! Dove sono i giovani, deve esserci rumore. Poi, si regolano le cose, ma l'illusione di un giovane è fare rumore sempre. Nella vita ci saranno persone che vi faranno proposte per frenare, per bloccare la vostra strada. Per favore, andate controcorrente!".

L'invito arriva diretto, senza dubbi di interpretazione. Rimangono poche parole per commentare. Quando ho sentito il messaggio del papa, è stato come prendere uno "sberlone" in faccia. La consapevolezza delle difficoltà di oggi non può essere un alibi al nostro immobilismo. Ed è vero, se ci pensiamo bene. Siamo sempre in attesa che "altri" risolvano i problemi, "altri" decidano per noi, perché è loro compito, è loro dovere. Noi abbiamo diritto solo ai... diritti. E magari stiamo lì, a lamentarci di questo o quel politico, di questa o quella situazione.

Il papa ci invita a prendere in mano la nostra vita, a non piangerci addosso (altrimenti ci manda dallo psichiatra: è la benevola minaccia). Anzi ancora di più, ci chiede di andare controcorrente, di avere il coraggio di non essere "pecoroni", d'andare dove porta il vento. È un grande messaggio di speranza, che mette carica, che ci fa vedere la luce anche quando tutto appare buio, quando non siamo capiti e sostenuti. Questo non significa ignorare i problemi, ma può essere un aiuto per superare le difficoltà, che ora o domani inevitabilmente ci troveremo di fronte.

Una giovane maestra, a inizio anno scolastico, ha detto: "È bello vedere i bambini emozionati il primo giorno di scuola. Emoziona anche me, perché riprendere la scuola è sempre una grande ricarica per tutti. Sento la responsabilità di non poter tradire le aspettative e il futuro di questi piccoli uomini e donne del domani".

Avanti allora, facciamoci sentire, facciamo rumore! Vuol dire che siamo ancora vivi e belli svegli.



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