Se ne parli, se ne scriva…
Italia-Africa: tutto qui? Cosa c’è nel cosiddetto piano Mattei presentato a fine gennaio dal governo italiano? L’unica novità nero su bianco è stata la breve elencazione di alcuni progetti pilota, ma non è stato stilato alcun documento con una lista e descrizioni tecniche. Sono stati svelati in un secondo momento i 5 settori individuati (Istruzione e Formazione, Agricoltura, Salute, Energia e Acqua). Nel complesso, le prime reazioni a caldo raccolte tra le delegazioni africane alla fine del Vertice erano tutto sommato positive, nonostante le critiche di Moussa Faki, presidente della Commissione dell’Unione Africana. Ma in generale, è rimasto un senso di approssimazione. Il Piano Mattei sulla carta può servire all’Africa, all’Italia e all’Europa, ma serve sicuramente maggiore chiarezza (Massimo Zaurrini).
A preoccupare di più il mondo missionario e l’associazionismo è il mancato coinvolgimento di chi da sempre conosce i popoli del continente, nei luoghi di missione e di frontiera. L’auspicio è che ora cresca davvero una collaborazione dal basso.
Caso Attanasio: nessun processo. Mentre il nordest del Paese continua ad essere un’area ad alta instabilità e il rieletto presidente congolese Félix Tshisekedi non riesce ad ottenere alcun risultato, si apprende che non ci sarà un processo per la morte dell’ambasciatore Luca Attanasio. La giudice dell’udienza preliminare (Gup) Marisa Mosetti ha disposto il non luogo a procedere per i due funzionari del Programma alimentare mondiale Onu, Rocco Leone e Mansour Luguru Rwagaza, accusati di omicidio colposo. Ha prevalso la consuetudine internazionale a riconoscere l’immunità di funzionari legati all’Onu, posizione già presa dalla Farnesina. Sono trascorsi tre anni da quando (22 febbraio 2021), l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo sono stati uccisi in un agguato non lontano da Goma. La Procura di Roma ha annunciato che impugnerà la decisione in Corte d’Appello. Secondo Salvatore Attanasio, padre dell’ambasciatore, “è mancato il coraggio, quel coraggio che non ha avuto lo Stato non lo hanno avuto neanche i giudici”. Anche i familiari di Iacovacci, hanno espresso delusione e amarezza.
Fermare l’accordo. I parlamentari del Somaliland respingono l’intesa con l’Etiopia per favorirne l’accesso al mare. In una dichiarazione congiunta definiscono l’accordo “illegale” e “dannoso”, chiedendone il ritiro. La firma dell’accordo ha rivitalizzato le tensioni interne, in particolare quelle con l’Awdal, provincia che da tempo lotta per la riunificazione con lo stato somalo. Le pressioni esercitate dalla Somalia, che continua a ritenere il Somaliland parte integrante dello stato, dai suoi partner (Egitto in primis) e dalla comunità internazionale, hanno rallentato il processo. Almeno finora.
Stop border violence! L’iniziativa dei Cittadini Europei (ICE), “Art. 4: Stop Tortura e Trattamenti Disumani e Degradanti alle Frontiere d'Europa”, è un percorso istituzionale che parte dai cittadini della UE. Raccogliendo almeno un milione di firme, si può chiedere alla Commissione UE di adottare misure legislative. Questa ICE, già registrata dalla UE, è una grande voce collettiva che chiede una fine alle pratiche violente che calpestano i diritti umani delle persone migranti. Si può aderire a questo link: https://www.stopborderviolence.org/it/eci-sbv-ita/
Il gruppo Stop Border Violence è un movimento di base apartitico e senza alcuna affiliazione, nato da semplici cittadini italiani e ora diffuso in UE (la raccolta firme è a livello europeo).
Indonesia: Subianto presidente. Prabowo Subianto, 72 anni, si appresta a diventare il nuovo presidente dell'Indonesia. Pur basandosi su risultati ancora non ufficiali, l’ex generale ha dichiarato alla nazione la sua vittoria alle elezioni presidenziali. Subianto si è presentato come erede del popolarissimo presidente Joko Widodo, che ha governato l’Indonesia per due mandati, e il cui figlio è vice presidente. Sul neo eletto si addensa un’ombra legata alle violenze compiute a Timor Est negli anni ‘80 e ‘90, quando l'Indonesia occupava la nazione divenuta indipendente nel 2002. Ma Subianto non è mai stato formalmente accusato e processato. Nel 1998 è andato in esilio autoimposto ed è tornato in Indonesia nel 2008, contribuendo a fondare il Partito Gerinda. In campagna elettorale ha promesso di portare avanti il programma di modernizzazione che sta delineando l’Indonesia come potenza emergente in Asia.
L’iniziativa
Arena di Pace 2024
Sabato 18 maggio, papa Francesco parteciperà a Verona ad ARENA 2024, dove dialogherà con società civile e movimenti popolari presenti in Italia. L’iniziativa è promossa dalla diocesi di Verona e da alcune riviste cattoliche italiane (Nigrizia, Missione Oggi, Mosaico di pace, Aggiornamenti sociali e Avvenire). Il progetto, che riprende l’esperienza delle Arene di pace degli anni ’80 e ‘90, nasce dall’urgenza di interrogarsi in modo serio su come può essere intesa la pace nel contesto odierno e su quali processi si possono intraprendere per costruirla. Si sta lavorando su 5 tavoli tematici (pace e disarmo, ecologia integrale, migrazioni, lavoro, democrazia e diritti, stili di vita) il cui esito sarà il risultato della condivisione dei vari apporti per avere una visione d’insieme, per pensare un cammino che vada oltre l’evento del 18 maggio.
Le voci della missione
L’opacità è l’olio nel motore della guerra
Parole chiare e scomode. Le ha pronunciate papa Francesco nel suo messaggio “Urbi et Orbi” lo scorso Natale. “Come si può parlare di pace se aumentano la produzione, la vendita e il commercio delle armi? Quante stragi armate avvengono in un silenzio assordante, all’insaputa di tanti! La gente che fatica ad andare avanti e chiede pace, ignora quanti soldi pubblici sono destinati agli armamenti. Eppure dovrebbe saperlo! Se ne parli, se ne scriva, perché si sappiano gli interessi e i guadagni che muovono i fili delle guerre”. Silenzi, segretezza, opacità fanno parte della guerra: il primo nemico è sempre l’informazione.
A questo sistema aveva posto fine la legge n. 185 che nel 1990 ha stabilito “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”. Fu il risultato di anni di mobilitazione, soprattutto delle associazioni cattoliche tra cui la rivista dei Saveriani, Missione Oggi. Prima, per cinquant’anni, era rimasto in vigore il Regio Decreto fascista che imponeva il segreto di Stato.
I produttori di armi non hanno mai digerito questa legge e la relazione che la Presidenza del Consiglio deve inviare ogni anno al parlamento: “Troppe informazioni, troppa trasparenza persino sulle banche che finanziano le industrie militari”, dicono. E si sono sempre dati da fare per modificare la legge. Il colpo di grazia lo sta assestando in questi giorni il governo. Un disegno di legge, già approvato in Commissione Affari esteri e Difesa al Senato, sottrae informazioni rilevanti dalla relazione governativa. Non sarà più possibile sapere i tipi, le quantità e i valori degli armamenti esportati. E non sapremo più quali sono le banche che traggono profitti dal commercio di armi con regimi autoritari e Paesi in guerra. La Rete italiana pace e disarmo ha lanciato una mobilitazione per impedire che le vendite di armi tornino ad essere circondate da una pericolosa opacità, che è l’olio nel motore della guerra (Giorgio Beretta, analista Opal).
Una storia speciale
Un frate… artificiale
Padre Paolo Benanti, frate francescano è stato recentemente chiamato dall’ONU e dal governo italiano a occuparsi di intelligenza artificiale. Religioso del Terzo Ordine Regolare, il suo ambito di studio è quello dell’etica, della bioetica e dell’etica delle tecnologie, che lo ha portato a essere corrispondente della Pontificia accademia per la vita per il mondo delle intelligenze artificiali e membro del gruppo di esperti del Ministero dello sviluppo economico sulle nuove tecnologie. Docente presso la Pontificia Università Gregoriana, p. Benanti ha dichiarato: “Lo sviluppo rapido e globale delle intelligenze artificiali ha colto la maggior parte delle persone di sorpresa. Questo scenario di rapido cambiamento, di fatto, è un processo interdisciplinare che interroga competenze e discipline diverse, mettendo sul tavolo numerosi fattori di crisi e nuovi stimoli. In un momento in cui la macchina può essere strumento di narrazione e formazione dell’opinione pubblica, è fondamentale garantire con dei guardrail etici lo spazio di discussione democratico e il valore del giornalismo”.




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