Scuola di Missione: Piaceri del corpo e gioie dello spirito
Spiritualità missionaria /2
Dall’esperienza riportata nella prima lezione - e tante altre simili - mi chiedo: da dove viene la commozione che mi invade? e perché se ne va così in fretta? E ancora: com’è che l’esperienza di un altro diventa mia e mi è di aiuto, mi “edifica”? Per non scoraggiarci di fronte a difficoltà o insuccessi e per approfondire le nostre convinzioni missionarie, propongo un momento di riflessione sulla “gioia spirituale”. Perché la gioia di far conoscere Cristo agli altri ci fa dimenticare la fatica ed innesca una reazione a catena!
Mangiare un dolce è un piacere. Ma moltiplicare le fette di dolce non le rende più dolci; le rende... noiose. I piaceri mentali attirano verso nuove ricerche e scoperte, creano cultura... ma rischiano di subire la stanchezza della ...moda. Insomma, ogni piacere fisico o mentale sembra dirci: non fermarti qui, va’ oltre, cerca la gioia.
Le gioie dello spirito sono speciali
Vengono da un luogo misterioso, introvabile, nascosto nel più intimo del nostro essere e in un “altro” luogo che è fuori di noi. Da lì giunge a noi una sorpresa che non ci lascia fiato, che ci avvolge come l’aria che respiriamo, come il soffio dello Spirito. Che cosa tocca di noi? Anche qui, non sappiamo. Tocca i sensi, ma superando ogni sensazione. Tocca la mente, ma in modo speciale. Tocca il nostro spirito e lo vivifica; lo rende autentico e costruisce la nostra vera identità.
Queste esperienze sono sempre nuove, non si logorano, non si ripetono; ci fanno crescere. Certo, anche il mangiare pastasciutta non si ripete; ogni volta è un evento unico: non ci si può tuffare due volte nello stesso fiume! Ma forse, noi non ci identifichiamo in quest’esperienza ...viscerale. Mangiamo pastasciutta, e la pastasciutta si vendica mangiandoci via quella parte di vita spesa ad arrotolare spaghetti!
Ricordare e comunicare le esperienze spirituali, invece, le accresce e le rende più autentiche. Non crea masse anonime, di gente usata e gettata in disparte. Ogni vera esperienza dello spirito è “gratuita”; aggiunge bellezza a qualcosa che è già bellissimo.
La sorgente della gioia spirituale noi la conosciamo: è Gesù Cristo e la relazione vissuta con lui. È sorgente unica, non cambiabile con altra.
Egli ci avvolge così che noi entriamo nel suo mondo e conosciamo tutto e tutti a partire da lui. Solo a contatto con lui si genera in noi la nuova dimensione di vita: la vita dello spirito, vissuta nel suo Spirito, fonte di gioia che ci apre sull’eterno. Né proviamo frustrazione o invidia per gli ostentati piaceri del corpo e della mente. Ci basta lo sforzo di riconoscere, attraverso la gioia spirituale che ci offre, la vera sorgente della nostra vita.
Dice Virgilio: “Piccolo bambino, comincia dal sorriso a riconoscere la madre”. Dal suo sorriso e dal tuo, anche se inconsapevole.








