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Eravamo in visita al santuario “San Guido Conforti”, alla Casa Madre di Parma, e parlavamo con il rettore p. Gabriele Cimarelli. A un certo punto, si avvicina a noi un missionario con il passo un po’ affaticato. Si presenta: “Sono p. Arduino Rossi, di Sotto il Monte”.

Incuriositi dalla sua provenienza, approfittammo dell’occasione per chiedergli della sua vita spesa in terra di missione. Attualmente è a Parma per limiti di età e per qualche problema fisico. Lui ci racconta che era concittadino di papa Giovanni XXIII. Noi gli facciamo presente che, con il gruppo saveriano “P. Piero Sartorio” del viadanese-casalasco, avevamo visitato la Casa natale, a Bergamo, e il santuario della Cornabusa, a cui il papa era molto devoto fin dalla sua infanzia. A quel punto, ci racconta altri aneddoti. Aveva fatto il chierichetto quando mons. Roncalli, da Nunzio Apostolico in Bulgaria, era arrivato un giorno a Sotto il Monte. C’era stata una grande cerimonia in chiesa per questa visita solenne, ma alla fine il parroco aveva rimproverato aspramente i chierichetti perché non erano stati tanto attenti nei servizi. Mons. Angelo Roncalli, bonariamente, aveva ripreso il parroco con una domanda: “Perché li hai sgridati poverini?”.

Padre Arduino ha seguito la vocazione missionaria e l’ingresso tra i saveriani. Ricevuta l’ordinazione presbiterale, è inviato nel Pakistan Orientale, diventato Bangladesh dopo l’indipendenza. Qui rimane circa 40 anni, lavorando in particolare a Khulna. Durante la sua permanenza, un giorno ha un incarico dal vescovo: guidare la sua jeep (p. Arduino era l’autista), per portare Madre Teresa di Calcutta (quale privilegio!), che era a Khulna, al confine con l’India distante 120 chilometri, perché doveva rientrare a Calcutta.
Arrivati alla frontiera la Madre scende dall’auto e, mentre stava per imbarcarsi sul traghetto, una signora indiana la apostrofa in malo modo: “Ecco la rapitrice di bambini!”. Madre Teresa, imperturbabile, le risponde: “La ringrazio, perché per me è motivo di riflessione”. Che lezione di santità!

Meravigliati, abbiamo detto a p. Arduino che con dei santi protettori così avrebbe avuto il Paradiso assicurato. Il compianto confratello e conterraneo p. Guglielmo Camera, arrivato a salutarci, sentendo i nostri rilievi, aggiunge scherzosamente: “Ormai, p. Arduino ha smesso pure di pregare!”. Lui risponde con un gran sorriso, stando al gioco. Lo ringraziamo ancora per averci regalato quel giorno le sue testimonianze.

La pandemia ha limitato, purtroppo, le visite in santuario e alla Casa Madre dei saveriani a Parma. Ha ridotto gli spostamenti degli amici. Non ci resta che pregare la nostra “Madre Celeste” perché interceda presso Gesù, come fece alle nozze di Cana, affinché ci conceda la grazia di tempi migliori per uscire da questo tunnel e “riveder le stelle”!



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