Rita e Vittorina
Il 2 giugno scorso Rita Guardini ci lasciava, in silenzio, leggera come volo di rondine. Nostra fedele e appassionata collaboratrice, aveva impresso come volontaria la propria personalità nella conduzione delle mostre che si tenevano annualmente. Sempre precisa, riversava in questo lavoro il suo passato insegnamento in materie tecnico-amministrative. Personaggio quasi iconico per l’impegno profuso nel favorire l’economia equo-solidale, ne tradiva allo stesso tempo il senso della giustizia e l’attenzione ai più poveri. La sua dirittura morale non lasciava spazio ad interpretazioni diverse da quell’etica fondamentale che non accettava il compromesso… La verità prima di tutto. Pronta a redarguire affettuosamente anche noi Saveriani se ci vedeva intraprendere percorsi, secondo lei, fuorvianti rispetto al Vangelo. Per questo, ci faceva dono di una rivista dal titolo già pienamente eloquente: “Il Timone”. Richiamava il battello, quello della nostra vita, e l’invito a non fermarsi ma a mantenersi sempre fedeli al proprio carisma. Donna di fede, ben sapeva che l’amore per i fratelli non era teoria, ma richiedeva una trasformazione continua del nostro cuore.
Grazie Rita per tutto quello che ci hai donato, per il tuo amore alle missioni, per la testimonianza per come hai affrontato la malattia, con dignità, in silenzio, ma che ti ha portato alla fine a conquistare la suprema Verità e a raggiungere il giorno senza tramonti, là dove “l’amor move il sole e l’altre stelle”.
Cara nonna Vitto, fino al 18 agosto sei stata quasi sicuramente la lettrice più longeva di “Missionari Saveriani”. Quando ti chiedevano il tuo segreto rispondevi che erano i tortellini di Modena, un chiaro riferimento alle origini emiliane di cui andavi sempre molto fiera. Noi sorridevamo, cercando di capire dove tenessi il quadro che invecchiava al posto tuo. In effetti, se avessimo dovuto indicare un esempio in terra di, chiamiamola immortalità, avremmo fatto il tuo nome. Non Attilia, valido solo per l'anagrafe, ma VITTORINA, come tutti ti conoscevano e chiamavano. I tuoi genitori infatti hanno voluto celebrare con te, in quel novembre 1918, la vittoria, se così si può dire, della prima guerra mondiale.
Già... la prima guerra... oltre un secolo di storia passata e ancora i conflitti ci circondano. E tu li hai attraversati tutti, vivendo anche in prima persona, tra paura e spaventi, la seconda guerra mondiale. Ora che ci hai lasciato, il mondo non sembra aver imparato la lezione. Per questo, sarebbe bello che a una bambina che nasce oggi, domani o dopo, fosse dato il nome di Vittorina, Vittoria, Irene… in questo caso non per l’affermazione di una parte sull’altra, ma perché a prevalere siano umanità, ragione e pace... Noi, nel frattempo, attendiamo di conoscere la ricetta dei tortellini. E ora potrai sempre sapere dov'è Martina, senza bisogno di chiedermelo! Proteggila anche tu... Grazie!








