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Ripartire con il Crocifisso, Cercare Gesù e trovarlo tra gli uomini

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Una frase mi aveva fortemente colpito ed emozionato: “Scusa, hai visto Gesù?”. Era il tema di un campo scuola per giovani e giovanissimi della parrocchia san Nicola di Palagiano. Avevano rubato Gesù, l’intero suo corpo crocifisso. Insieme a tutto il gruppo dei partecipanti, l’avevamo cercato ogni giorno, leggendo il vangelo, studiando il catechismo, inventando modi per attualizzare in chiave moderna le parabole di Gesù. L’avevamo cercato fino a tarda notte, con ansia e titubanza, con desiderio e meraviglia. Alla fine, eravamo esausti ma gioiosi per averlo ritrovato, e tutto intero.

Alcuni giorni prima di ricevere il Crocifisso da mons. Benigno Papa, nella veglia missionaria del 22 ottobre scorso, ho rifatto quel cammino di ricerca.

Volevo prepararmi per questo nuovo incontro con lui, l’Innamorato. Desideravo aggiornarmi sulla sua persona.

Il Crocifisso dell’Indonesia

Per 27 anni, nella mia vita in Indonesia, il Cristo aveva assunto le sembianze indonesiane di tanti fratelli e sorelle. Pian piano mi aveva contagiato nel modo di camminare sotto il sole equatoriale, di salire e scendere con lui indonesiano fra le colline e i fiumi, nella foresta e nelle grandi città, e a mare aperto. Mi aveva contagiato nell’usare le mie mani e braccia aperte verso tutti. Aveva contagiato la mia mente e il mio cuore nel dialogo e nell’ascolto degli altri, di religione e cultura diverse...

Quante difficoltà esterne ed interne!  Fatica e stanchezza sì, tanta. Ma anche la gioia nell’incontro con loro, immersi in tante situazioni al limite della realtà umana. A sorreggermi è stato sempre lui, Maestro di comunicazione e di chiarezza nel parlare. Sentivo riecheggiare la sua parola: “Tutto quello che hai fatto e detto a uno di questi miei piccoli, lo hai fatto e detto a me; non temere, io sarò con te tutti i giorni; vivi e ama sempre con gioia; Dio ama chi dona con gioia...”.

Queste sono state le mie perle preziose di saggezza quotidiana nel mondo indonesiano.

Cercavo una risposta forte

In questi sei anni trascorsi in Italia, spesso ho dovuto fare quella stessa domanda: “Scusa, hai visto Gesù?”. L’ho fatta a tante persone, specialmente giovani, in ambienti dove dovrebbero vivere la fede cristiana. Ho trovato spesso, sia in chiesa che fuori, una routine fatta di gesti non motivati da convinzione, ma ripetuti per abitudine; gesti quasi dovuti, altrimenti il “don” ci sgrida… La nostra società moderna sembra imporre ritmi molto serrati e stili di vita conformisti. Così si congelano le manifestazioni di cuori frementi; si rallenta la tensione verso il bene degli altri; si spegne il desiderio di vivere con gratuità.

Avevo bisogno di una risposta forte, che ringiovanisse tutto il mio essere e il mio agire, alla vigilia della mia ri-partenza per l’Indonesia. L’ho ricevuta, sì, in quel piccolo grande Crocifisso, che l’arcivescovo mi ha donato quella sera in cattedrale. Allora ho ricordato lo sguardo del beato Conforti al suo Crocifisso e le sue parole: ”Io guardavo lui e lui guardava me, e pareva che mi dicesse tante cose”.

Ho ricordato anche le parole prese dal vangelo di Luca, che avevo messo sull’immagine-ricordo della mia ordinazione sacerdotale, nel lontano 1967: “Lo Spirito del Signore è su di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4.18-19).



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