Riflessioni davvero impegnative
Il “nordest” saveriano in ritiro spirituale
Gesù sentiva molto l’urgenza della missione, fino a rubare il tempo ai pasti e al sonno. Ma spesso si ritirava nel deserto e voleva che anche i suoi discepoli lo seguissero.
Il beato Conforti, da parte sua, ha voluto trasmettere ai saveriani un forte senso di famiglia, perché si sentissero più forti ad adempiere il loro mandato: fare del mondo una sola famiglia.
Per questi due motivi, le comunità saveriane del nordest (Udine, Zelarino, Vicenza e S. Pietro in Vincoli) si ritrovano periodicamente per un paio di giorni. L’abbiamo fatto anche il 23 e 24 maggio scorso a Molveno, località che si affaccia sul lago, tra le maestose vette ancora innevate del Brenta.
Per aiutarci a meditare, da Parma è venuto p. Augusto Luca. La sua fresca memoria di ultraottantenne si spinge fino al suo primo incontro con il Conforti, quando era in pantaloncini corti. Per un’intera giornata padre Augusto ci ha presentato il fondatore nei due aspetti tipici della sua spiritualità.
La spiritualità del Conforti
La spiritualità confortiana si basa su una fede viva, che alimenta i pensieri, le intenzioni, i sentimenti, le parole del missionario. Questa fede lo porta a vedere, cercare e amare Dio in tutto, e aumenta in lui il desiderio di diffondere ovunque il regno di Dio. Il motto programmatico del Conforti, infatti, era “in omnibus Christus - Cristo in tutti”. Per un missionario autentico è indispensabile un’intensa vita mistica.
L’altro aspetto su cui il beato Guido ha insistito è lo spirito di famiglia. Tutto deve essere sacrificato per favorire la concordia fraterna, che rende lieta la convivenza, consolida e rende prospere le istituzioni.
Questa spiritualità suscita e tiene vivo lo spirito missionario. Lo zelo è fatto di fede e di amore. Ogni saveriano deve poter dire: “ho contemplato Dio con i miei occhi e perciò lo annuncio a voi”. La vita apostolica, unita alla vita religiosa, costituisce quanto di più perfetto, secondo il vangelo, si può concepire. Chiamandoci a seguirlo, Dio non poteva essere più buono con noi.
Tutto questo il Conforti lo viveva con dolcezza e umiltà. La sua calma era inalterabile; il suo sorriso costante. Persino nei rimproveri, era estremamente buono. Tanto che la gente di Parma diceva: “Può il Signore essere più buono del nostro vescovo?”.
Lo spirito missionario
Secondo il beato Conforti, la nostra missione proviene da quella di Gesù, missionario del Padre, e dal suo comando: “come il Padre ha mandato me, così io mando voi: andate in tutto il mondo”. Chi salva è Dio. Ma il missionario deve far conoscere l’amore di Dio. “La carità di Cristo ci spinge”, questo è il motto che il fondatore ha dato ai suoi missionari. Il missionario, infatti, è uno che ha contemplato Cristo e ne è rimasto rapito. Perciò lascia tutto, affronta gli ostacoli e porta la croce fino al martirio.
L’unico scopo dei saveriani è andare in tutto il mondo e predicare il vangelo. Perché tutti i popoli hanno diritto alla redenzione. Verso questo obiettivo essi dirigono tutti i loro sforzi. Ai missionari che partivano, il Conforti ripeteva le parole di Gesù: “non abbiate paura, io sono con voi tutti i giorni”. Poi li benediva, assicurando il suo affetto di padre.
Pellegrini come Maria
Dopo i due giorni in altura, ci siamo spostati verso Peschiera, al santuario della Madonna del Frassino. È toccato a un altro giovane ottantenne, p. Bruno Cisco, presiedere la Messa e trasmetterci un messaggio. Maria, povera e serva del Signore, si è resa disponibile per la salvezza dell’umanità. Nella preghiera e con la recita del rosario, i missionari trovano la forza di servire Dio e l’umanità, con la semplicità di Maria.
Alla fine, padre Carlo, superiore dei saveriani in Italia, ci ha indicato un simpatico locale sul lago di Garda, dove ci siamo ritrovati a gustare i sapori locali e a salutarci con un “arrivederci, a presto!”.








