Quella promessa fatta e mantenuta
Care amiche e cari amici, probabilmente mi conoscerete già. Ma visto che da un po’ non scrivo in questa pagina, meglio fare un breve riepilogo. Ho trascorso 22 anni di missione in Congo RD dal 1985 al 2007 e avrei dovuto ritornarci nel 2016, ma nel 2015 lo stafilococcus capitis mi aveva paralizzato quasi completamente. Sono stato nove mesi all’ospedale Niguarda e altri tre mesi di riabilitazione. Ho ripreso a camminare un po’ e qui a Parma sono riuscito a forza di scale a riprendere il necessario tono muscolare delle gambe.
Avevo due zii ed entrambi Saveriani. P. Luigi, dopo essere partito per il Congo nel 1969, il 10 febbraio 1970 è morto in un incidente aereo insieme al pilota, il Saveriano fratel Pirani, e ad un altro missionario saveriano p. Narciso Guerini. L’altro zio, p. Giulio, ha continuato la missione in Congo fino al 13 gennaio 2023 quando, a Kilomoni (Uvira), è partito per la patria celeste. Lui diceva sempre che aveva firmato con il Gran Capo di arrivare fino a 90 anni, ma è partito prima. Mentre ero in ospedale, mi scriveva sempre che stava facendo pregare la gente di Kilomoni e soprattutto i bambini con cui diceva il rosario ogni giorno, perché un giorno potessi andare a ringraziare la comunità per le preghiere che secondo lui mi avevano rimesso in piedi.
Ho deciso quindi di andare in Congo RD per rispettare la promessa fatta. Mia sorella Anita, che quando sono in giro mi fa da infermiera, ha accettato con gioia di accompagnarmi. Lei era venuta a trovarmi nel 2005 a Shabunda e nel 2008 era stata da p. Giulio che allora era a Kitutu. Domenica 11 agosto ho celebrato nella chiesa di Kilomoni e alla fine ho finalmente spiegato il motivo che mi aveva spinto a ritornare in Congo. Ho ringraziato tutti non solo per le preghiere per me, ma anche per le preghiere che hanno accompagnato la malattia di p. Giulio e il canto che hanno composto in suo ricordo. L’hanno intonato a conclusione della Messa tutta cantata e danzata in stile congolese che ti fa davvero ringraziare il Signore e ci fa vedere la vita, malgrado le sofferenze inevitabili, come una lode al Signore della Vita.
L’altra promessa era celebrare l’Eucarestia al cimitero di Panzi, dove sono sepolti tutti e due i miei zii oltre ai Saveriani morti in Congo, alle sorelle saveriane e al vescovo di Kasongo, mons. Pirighisha. Visto che domenica 11 agosto in Congo si ricordava l’Assunzione di Maria, ho potuto celebrare al cimitero giovedì 15 attorniato dai confratelli e dai chierichetti della nostra parrocchia di Panzi, ricordando non solo gli zii ma tutti coloro che sono sepolti lì. Naturalmente, ho incontrato tanta gente di Bukavu dove avevo passato gli otto anni di guerra dal 1996 al 2004. Nelle Eucarestie celebrate sabato 17 agosto a Mater Dei, che era una nostra parrocchia, e poi a Vamaro domenica 18 agosto, ho incontrato tantissimi volti conosciuti allora.
Non ho potuto partecipare alla beatificazione dei 4 martiri, i nostri tre Saveriani (Carrara, Didoné, Faccin) e l’abbé Joubert della diocesi di Uvira. La strada è davvero messa male e durando parecchie ore la celebrazione sarebbe stato problematico per la mia salute. Ma ho seguito tutto sul telefonino come penso molti di voi. È stata un’apoteosi e davvero molto partecipata. Ogni martirio è una semina non di morte, ma di VITA.
Siamo arrivati a Bukavu il 5 agosto e siamo ripartiti il 22, stanchi per via delle buche nelle strade quasi impossibili, ma contentissimi di aver riabbracciato i congolesi per l’ultima volta. Ci siamo augurati che si arrivi alla pace e al progresso anche per questo Paese immensamente ricco, ma dove i cosiddetti grandi fanno i propri affari a loro vantaggio, sfruttando e mantenendo nella povertà la popolazione. Ma la Speranza è l’ultima a morire.







