Quanti ricordi, quanta emozione!
A Pasqua 2025, dopo aver celebrato l’Eucarestia nei due villaggi a me assegnati dal parroco di Shimulia, ho salutato i fedeli dicendo loro che sarei andato a Bagachara, la piccola missione dove p. Gabriele Spiga lavora da oltre quarant’anni. Tutti lo conoscono come il missionario di “Ashar Bari-Casa della Speranza” e mi chiedono di portargli gli auguri.
Finalmente, dopo oltre 40 anni, posso visitare p. Gabriele nella Casa da lui inventata e costruita. Devo stare molto attento a individuare il cancelletto color giallo limone che, dalla strada, mi fa scendere verso la Casa con il tetto in tegole, sotto il verde intenso degli alberi di mango. Infatti, non c’è un segnale, una scritta, una freccia che distingua e indichi questa Casa che tutti conoscono. Vedendomi incerto, due bambini musulmani mi corrono incontro per aprirmi il cancello: “È qui, il padre cristiano è qui!”.
Ci conosciamo da una vita. Siamo coscritti, lui pochi mesi più anziano. Abbiamo entrambi vissuto la missione in Bangladesh, in due settori diversi: lui con i disabili, io al Centro Nazionale di catechesi. Ma solo una volta ho visitato la sua Casa, agli inizi, tanti anni fa. Ero felice di poter stare qualche ora con lui e parlare dei nostri “vecchi tempi”. L’ho abbracciato, come si fa tra persone che si vogliono bene. Quanti ricordi, quanta emozione! A pranzo ci siamo raccontati tante cose ... Prima di lasciarci, ha detto: “È tanto che non ridevo come oggi”.
Persona ammirata per le sue molteplici doti umane e artigianali, creative e originali, p. Gabriele le ha messe a disposizione delle persone con disabilità, accogliendole, curandole, riabilitandole, offrendo a coloro che “il Signore metteva nelle sue mani” (bambini, giovani e adulti), un mestiere compatibile con la loro situazione fisica. Il più delle volte i suoi ospiti tornavano in famiglia capaci di mantenersi con il lavoro imparato da p. Gabriele.
Racconta: “Il Signore ha messo nelle mie mani alcuni casi al limite dell’impossibile, con complicazioni gravi, che richiedevano interventi specializzati di chirurghi reperibili solo nelle cliniche di Khulna città...”. Con l’assistenza del giovane Milon, p. Gabriele porta queste persone a destinazione e le riporta a casa; il suo gippone si trasforma in Ambulanza, i sedili in lettiga ...
Nel frattempo, p. Gabriele stesso ha bisogno di cure; gli viene diagnosticato un tumore, che viene operato dal chirurgo Dott. Opu nella clinica di Khulna, e viene sottoposto a Radio terapia in una struttura di Savar, alla periferia di Dhaka. Dopo assidue visite, interventi e controlli, il chirurgo dichiara con soddisfazione che il tumore è debellato e scomparso. Siano rese grazie a Dio! Nella Casa della Speranza, attualmente sono ospiti permanenti solo quattro invalidi: Moshio, Omor, Mobarok, Abida.
Gabriele capita spesso alla Domus di Khulna, a seconda dei vari bisogni personali, ma ha fretta di tornare a Bagachara al più presto. Lo attira il vociare di bambini e bambine, ogni mattina ospiti nella Casa della Speranza, in gran parte musulmani e alcuni hindu. Un giovane - anche lui di nome Gabriele e fratello di Milon - li intrattiene con canti e giochi, ginnastica e lezioni, rendendo felici le mamme che vedono i propri bambini crescere insieme come fratelli e sorelle. Padre Gabriele assiste da un angolo e se la gode quando qualcuno rompe le file e corre ad abbracciare “il nonno”. E se si stanca, il letto è pronto per un riposino.
Dal 1983, in tutte le diverse fasi della sua presenza, p. Gabriele offre la sua testimonianza missionaria tra i musulmani della zona. Il suo stile di dialogo rispettoso convince tutti. Non sono le parole né le scritte cubitali a fare propaganda del Cristianesimo. Con grande soddisfazione mi racconta: “Non ho mai voluto che si scrivesse una segnaletica per indicare che qui vivono dei cristiani, che qui c’è una missione cristiana... Eppure, con mia grande sorpresa, alcuni negozianti del luogo sul frontespizio del loro negozio hanno scritto, in lingua bengalese e inglese e con caratteri cubitali, un nuovo indirizzo civico che dice: Casa Cristiana Est N. 29, Casa Cristiana Ovest N 17... Credetemi, è una loro invenzione e mi commuove”.
Padre Gabriele ha molto ridotto la sua attività sociale e partecipazione attiva. Tuttavia, sta attento a ciò che accade e a ciò che si dice. Interviene anche con brio e buon umore, a tono. Gli fa piacere essere preso in considerazione e interpellato. Il superiore p. Lorenzo, in una recente e-mail, mi scrive: “Padre Gabriele, almeno 10 volte al giorno mi domanda quando torni”. Entrambi abbiamo una gran voglia di incontrarci di nuovo, a tanti anni di distanza. Un giorno accadrà.







