Quando il papa bussa alla porta di casa
Papa Francesco bussa alle porte di ogni casa, di tutte le famiglie del mondo. È sull’uscio, lo senti, chiede di entrare con cortesia, come un ospite non invadente. Fa parte della vita di tutti, più di un familiare, di un amico, di una persona cara. Chiede solo che la porta si apra, che non si faccia finta di non sentire, di non aver capito, di dire che non interessa buttando uno sguardo veloce dallo spioncino, tenendo la porta… chiusa. Un esempio? Celebrazione del Battesimo di Gesù, una settimana dopo l’Epifania: “Mi permetto un consiglio, scusatemi ma io vi consiglio questo: non litigate mai davanti ai bambini, mai. È normale che gli sposi litighino, normale. Sarebbe strano il contrario. Fatelo, ma che loro non sentano, che loro non vedano. Voi non sapete l'angoscia che riceve un bambino quando vede litigare i genitori. È brutto litigare? Non sempre, ma è normale, è normale. Però che i bambini non vedano, non sentano, per l'angoscia”.
Bum! Una bomba entra nel quotidiano delle coscienze. Per due aspetti: litigare, diciamo anche semplicemente discutere, è normale. E lo dice quattro volte il Papa. Come a dire che il litigio, se serve a crescere e migliorarsi, è vita, non è simbolo di una rinuncia al confronto, non è acqua placida e stagnante che, talvolta, appiattisce i rapporti. Non è sottrazione al dialogo. Eppure (il secondo aspetto), c’è una condizione imprescindibile, un “MA” grande quanto una casa. Evitate di farlo davanti ai figli, evitate di procurare angoscia. Come e meglio di un grande psicanalista specializzato sui minori, Francesco si mette dalla parte dei più piccoli, avverte, fa percepire ai genitori lo stato d’animo dei bambini, diventando uno di loro, senza presunzione, senza additare, senza mettersi in cattedra, senza ergersi a maestro di vita. Probabilmente, parla anche per l’esperienza diretta vissuta, seguendo famiglie e situazioni nei suoi lunghi anni come pastore di Buenos Aires. A questo consiglio pacato, si può rispondere “fuori la religione da casa mia”, come in tanti altri ambiti si chiede che succeda? No! Se dà fastidio, è giusto provare questa sensazione, portarsela addosso come un’etichetta che sfrega contro la pelle finché non arrivano le forbici. Ma tagliare, in questo caso, è solo mettere la testa sotto terra. Non è catechismo, o dottrina come si diceva una volta, è catechesi di vita familiare.







