Preti sardi biografi di missionari
Ho avuto l'occasione di leggere la pubblicazione sulla vita di missionari in America, scritta da due sacerdoti sardi. Con i loro scritti, essi hanno saputo ravvivare l'interesse per la missione nella storia della chiesa universale.
Padre Solinas, l'argentino
Don Salvatore Bussu, nelle due pubblicazioni "Martiri senza altare" e "Martiri per amore", ricorda la testimonianza di fede del gesuita p. Giovanni Antonio Solinas di Oliena (NU) e di don Pedro Ortiz de Zàrate in Argentina. La diocesi di Nuoro tiene viva la memoria del suo martire con legami di comunione con la chiesa povera e isolata di Oràn in Argentina, dove il gesuita sardo ha sacrificato la propria vita.
Solinas era nato nel 1643 a Oliena, vicino a Nuoro, dove i gesuiti avevano un collegio. Giovanni Antonio era uno studente modello e aveva maturato la sua vocazione conoscendo il Saverio. Dopo il noviziato a Cagliari e gli studi teologici a Sassari, iI 27 maggio 1673 è ordinato sacerdote in Spagna, nella chiesa di sant'Isidoro in Siviglia. Da qui parte per il Paraguay con altri 35 missionari, partecipando alla spedizione per le "riduzioni" degli indio. Padre Solinas lavora a Itapuà, diffondendo la devozione per sant'Ignazio di Loyola e il Saverio.
La fede fino al martirio
Padre Giovanni Antonio lavora con successo anche alla costruzione delle riduzioni del Chaco, in Argentina settentrionale, ai piedi delle Cordigliere del Paraguay, insieme a don Pedro Ortiz. Senza indossare armi, si dedicano a predicare il vangelo, finché una cinquantina di tobas e alcuni guerrieri uccidono i due missionari e altri diciotto laici cristiani dopo la celebrazione della Messa, il 27 ottobre del 1683.
Il tragico evento ha rafforzato la fede nel vangelo tra quelle popolazioni. Nel luogo del martirio sorge ora una chiesetta dove gli abitanti delle zone circostanti si recano per implorare da Maria, Regina dei martiri, il riconoscimento delle virtù eroiche di questi missionari, affinché il sangue dei martiri diventi ancora oggi il seme di nuovi cristiani.
Il difensore degli indio
Con mia grande sorpresa, durante la predicazione delle quarant'ore quaresimali a Urzulei, ho incontrato don Angelo Satta, 86 anni. È uno dei parroci più anziani della Sardegna, con 62 anni di Messa e 50 di guida alla parrocchia San Giovanni Battista. Don Angelo mi ha regalato il suo libro, iniziato nel seminario di Cugliari, su "Bartolomeo de Las Casas", protettore universale degli indio, come lo definisce nel sottotitolo.
Las Casas è il primo sacerdote che è stato ordinato in America nel 1510 dal vescovo di san Domingo. Entra nell'ordine domenicano nel 1515, quando si era già schierato a favore dei diritti degli indigeni, e inizia la sua instancabile battaglia a favore degli indio, attraversando molte volte l'oceano per portare in Spagna le sue proteste contro il colonialismo. Muore a 92 anni, il 17 luglio del 1566, a Valladolid.
Il pretesto per la "tratta"
I suoi resoconti sui maltrattamenti e sulle atrocità compiute dai colonizzatori "cristiani" contro gli indio sono diventati famosi. Il suo tentativo, nel 1520, di creare una società coloniale pacifica e senza schiavi in Venezuela fallisce e la comunità viene massacrata da una rivolta indigena, incitata dai colonialisti.
Nominato vescovo del Chiapa nello Yucatan, Las Casas è ostacolato nella difesa dei diritti degli indio che vivono sotto gli spagnoli. Egli continua a denunciare apertamente e coraggiosamente l'asservimento degli indio con massacri e crudeltà. Questo attira su di lui l'odio di molti suoi compaesani.
La figura del religioso spagnolo ha suscitato forti polemiche anche in seguito: la sua estrema difesa degli indio è stata presa come pretesto per trasportare in America gli schiavi dall'Africa e sostenere l'economia dei colonizzatori: la tristemente famosa "tratta dei neri".




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