Pregare Dio per i vivi e per i morti
Quest'ultima opera di misericordia spirituale potrebbe suscitare in noi sentimenti di sufficienza e persino di melanconica tristezza, soprattutto se non siamo abituati a pregare per gli altri o se lo facciamo solo in occasione di un lutto. Essa ci dà modo, perciò, di approfondire il senso e il valore della preghiera cristiana, così da estenderla a tutti i momenti della vita.
Questa è la preghiera cristiana
Partiamo dal significato di “pregare-per” o, meglio, dalla sua provenienza di “intercedere”, che significa precisamente: “fare un passo (incedere) tra (inter) tra due parti” per cercare di costruire un ponte tra una sponda e l'altra. Da qui, il suo riferimento all'interporsi tra due persone per metterle, nel suo significato positivo, in comunicazione tra loro.
Comprendiamo, dunque, che si tratta di un'azione di collegamento, simile appunto a quella del pontefice che mette la sua vita al servizio della preghiera per gli altri. E il pensiero dovrebbe portarci subito alla persona di Mosè, che in piedi sul monte tende le sue braccia verso il cielo per ottenere da Dio la vittoria a favore del suo popolo, sostenuto dal fratello Aronne e da Cur (cfr. Es 17,813).
Questo episodio pittoresco ci mostra visivamente l'impegno e la forza della preghiera di intercessione, di questo “pregare Dio per” (ossia a favore altrui).
Questa è appunto la preghiera cristiana, ossia uno stare davanti a Lui compromettendo tutta la nostra persona e la nostra vita.
La potenza misteriosa della croce
Si tratta, perciò, di vivere la preghiera sacerdotale di Cristo, ricordando che, per il Battesimo, siamo divenuti sacerdoti che offrono la propria vita uniti a Cristo per la salvezza dei fratelli. Il gesto di pregare chiama a raccolta e coinvolge tutte le nostre forze e il nostro tempo, affinché la misericordia di Dio raggiunga l'umanità di tutti i tempi e latitudini.
Pensiamo anche alla posizione di Gesù Crocifisso con le braccia distese: assume attivamente in sé, di fronte al Padre, la responsabilità del popolo peccatore, per ottenere, a favore dei fratelli, donando in sacrificio la sua vita, il favore della misericordia divina.
Dio ha voluto la morte del suo amatissimo Figlio per salvarci? Intercedere, allora, significa anche per noi essere disposti a farci dono?
Queste domande ci inducono a riflettere sulla potenza misteriosa della croce di Cristo in cui si manifesta l'amore di Dio.
La preghiera non è una polizza
Ogni volta che ci mettiamo a pregare per gli altri, vivi e defunti, richiamiamo la preghiera di intercessione di Gesù, affinché tutte le persone che vorremmo aiutare siano raggiunte dalla stessa forza salvifica di Dio. Dobbiamo credere di più nella forza della preghiera d'intercessione, soprattutto quando riteniamo che la soluzione dipenda da noi, dalla nostra buona volontà e dal nostro sforzo, riservando così alla preghiera un attributo analgesico o di polizza sulle possibili sventure della vita.
È Gesù stesso che ci ha chiesto di pregare gli uni per gli altri, comandandoci l'amore fraterno e vicendevole come ha fatto lui (Gv 15,12), tanto che la preghiera d'intercessione possiamo definirla come una delle più grandi e importanti azioni di amore reciproco. Immettiamo nel corpo della chiesa e della società l'ossigeno della solidarietà e la forza della comunione con tutti i membri dell'umana famiglia.
Chi prega, infatti, non è mai solo, né prega solo per se stesso o per questa vita passeggera, ma si fa canale di misericordia.
L’appuntamento degli Otto dies a sas animas

Se l'intercessione del Cristo morto e risorto è mistero centrale e perenne nella storia, pregare anche per i morti fortifica la certezza della comunione e ci unisce con quanti hanno terminato il loro pellegrinaggio terreno.
Il Dio di Gesù, al quale crediamo e che ha risuscitato il suo Figlio dalla morte, donandoci il suo stesso Spirito, è il Dio dei viventi (cfr. Lc 20,38).
Ma pregare per i defunti significa affermare la potenza del suo amore che non muore, certi che la comunione delle anime non è stata interrotta con la scomparsa terrena, ma si rinsalda quando ci uniamo nella preghiera al Padre per Cristo nello Spirito Santo.
Ed ecco perché la preghiera per e con i defunti acquista tutto il suo valore, specie quando partecipiamo alla Messa in loro suffragio (a sette giorni dalla morte, a distanza di un mese e nella ricorrenza annuale del loro anniversario...).
Grazie al Corpo e al Sangue di Cristo, la vita di Dio si accresce in noi e nelle anime dei defunti per essere ancora più uniti dal e nel suo eterno Amore misericordioso.
Ci troviamo assieme a Cagliari presso la sede dei saveriani da domenica 13 a domenica 20 novembre alle 19; a Macomer, presso il Centro pastorale San Guido Maria Conforti, da domenica 6 a domenica 13 novembre, sempre alle 19







