Plasmato nello spirito saveriano, A Desio per condividere...
In occasione del mio approdo in terra brianzola, mi hanno chiesto un'auto-presentazione, che tento di fare tracciando un profilo storico-spirituale. Sono entrato nella scuola apostolica di Nizza Monferrato a 11 anni, per poi proseguire gli studi e la formazione missionaria ad Alzano (BG), Cremona, Zelarino (VE), San Pietro in Vincoli, Desio (Villa Titoni 1962), Tavernerio (Como), Parma, Stati Uniti, Burundi, Inghilterra e Scozia.
A conti fatti, sono saveriano da quasi 60 anni. Sono stato dunque non solo evangelizzato, ma anche plasmato e inculturato nello spirito saveriano. Posso onestamente concludere che, dopo tanto girovagare in lontane contrade del mondo, mi sono abbeverato al puro distillato dello spirito saveriano.
Un mistero d'amore
Il mio girovagare per le varie comunità saveriane è stata un'occasione per venire evangelizzato sia dalla vita comune, sia dal ricco tirocinio formativo, il cui nettare spirituale mi ha mostrato l'amore e la compassione di Dio. Il nucleo della vocazione missionaria sta nel cuore di Dio, quel Dio che Gesù ci ha rivelato con la sua Parola. È un Dio onnipotente nel dare vita, ma impotente nel distruggerla. Un mistero d'amore che ci dà senso e speranza.
Il mondo odierno è afflitto da tre flagelli: la violenza in tutte le sue forme, l'ingiustizia, e l'avidità-immoralità senza freni. Nel vangelo, i criteri di salvezza, offerti dalla parabola del giudizio, rimandano ad atteggiamenti di compassione nei confronti del prossimo nella sua umanità ferita e negata. Il Signore si identifica con la nostra condizione umana ("Io ero malato e mi avete visitato" Mt.25).
Il nucleo della missione
La missione inizia con Gesù risorto che chiama, commissiona e abilita i suoi discepoli a essere come lui, espressione della divina compassione in tutto il mondo. Qui sta il cuore della missione.
A noi è chiesto di riconoscere e accogliere la presenza incarnata del Signore, che dimora tra noi, nei fratelli e sorelle, testimoniando la presenza attiva e benigna ovunque nel mondo, specialmente tra i poveri, nella loro condizione di dignità negata.
Il suo identificarsi con noi qualifica l'amore incondizionato e la sua benignità. Avere compassione significa salvezza donata a chi non la merita, ma ne ha bisogno. E questo è la fonte della nostra gioia. Non è infatti la meritocrazia a muovere il Signore a compassione, piuttosto la nostra povertà. La gioia di Dio è l'uomo raggiunto dalla salvezza, che si lascia condurre dallo Spirito per essere apostolo e testimone della risurrezione. Qui sta il nucleo della missione e della mia gioia. Felice di condividerla... con voi.








