Il rimprovero quotidiano della moglie a Pilato era uno: “Quante volte ti ho detto di cercare la verità. Ti ricordi, quando hai fatto quella domanda al Nazareno che i capi ebrei ti avevano portato davanti. Lui come ti ha risposto? Con il silenzio, perché anche tu devi sognare di cercare la verità”. Pilato la guardò un po’ sorpreso, poi le rispose: “Io non sono un filosofo, ma un soldato. Devo guardarmi da tutti, figurati se mi metto a discutere sulla verità. Quello che vedo, credo. Sono realista. Io non credo ai sogni come te”. Ma la moglie lo prese vicino, lo fece sedere e gli ricordò del sogno fatto in cui si suggeriva di non dover condannare il Nazareno. “È vero - disse Pilato - me lo ricordo, ma io ho avuto paura della folla. Temevo di non poter realizzare il mio sogno di diventare ricco, potente, magari il futuro imperatore. E ora cosa mi ritrovo? Un messaggio di Cesare Augusto che mi dice di lasciare immediatamente Gerusalemme e di andare a combattere contro i barbari ai confini dell’impero. Un vero disastro. Io, procuratore romano, ridotto al rango di cacciatore di uomini”. In fondo al messaggio, c’è scritto: “So che cerchi la verità, cacciali via dai confini, altrimenti ti manderò qualche parola di verità… La sentirai davanti a tutti al Colosseo, davanti ai leoni”.
Pilato cominciò ad avere paura. Si strinse alla moglie, stava quasi per piangere. Ma un vero soldato romano sa dominare i suoi sentimenti e si fece forza. Diede gli ordini per la partenza. Lasciò un piccolo contingente di soldati in attesa del nuovo procuratore. I capi intanto si fregavano le mani perché in un colpo solo ne avevano fatti fuori due. Chi sarebbe stato il terzo? Poi con la moglie e i pochi amici rimasti, si imbarcò verso il mar Nero. Là avrebbe posto la sua dimora per fermare gli invasori. E la verità? Forse un giorno sarebbe riuscito a trovarla!







