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Il giovane saveriano Benjamin Mugisho da settembre fa parte della comunità di Ancona. Quale miglior modo di presentarsi agli amici lettori se non raccontando la sua recente ordinazione sacerdotale?

Siamo arrivati da Paesi diversi, dove abbiamo studiato teologia: io da Parma, dove ho trascorso gli ultimi cinque anni di formazione; due altri confratelli dal Camerun. Ci siamo preparati con grande intensità e gioia alla nostra ordinazione presbiterale. Tutta la diocesi di Bukavu, nella repubblica democratica del Congo, era pronta ad accompagnarci, a far festa, a pregare con noi e per noi.

L’attesa e l’emozione

Precedentemente, abbiamo trascorso una settimana di ritiro spirituale nella città di Uvira, accompagnati con premura paterna da p. Giulio Simoncelli, nostro ex maestro dei novizi. Anche le nostre famiglie si sono preparate per vivere in pienezza il grande dono del nostro sacerdozio.

Nella diocesi di Bukavu le ordinazioni si fanno in cattedrale o nelle diverse parrocchie della diocesi, in città, nei villaggi lontani o nelle periferie. Quest’anno è stata scelta Bagira, una parrocchia della periferia di Bukavu, otto chilometri dalla città. Tutti erano coinvolti nell'allestire la piazza dove si sarebbe svolta la celebrazione. Sei erano gli ordinandi, tutti religiosi: un gesuita, un salesiano, un missionario d'Africa e tre saveriani.

La vigilia, sabato 2 agosto, tutto era pronto per la festa. Per noi sei è stata la notte dell'attesa: notte di preghiera e di grande emozione.

Un bel clima di festa

Alle 5 del mattino il sole illuminava già il lago Kivu, irradiando la casa saveriana a Muhumba, invitandoci a cantare le lodi: “Dall'alba al tramonto ti cerco, o Signore!". Dopo la preghiera, accompagnati dai confratelli e scortati dalle saveriane, ci siamo avviati verso Bagira.

C’era molta gente in strada… Ci sarebbe voluta una grande basilica per contenere la moltitudine di gente che faceva gremire la piazza di Bagira. Un clima indescrivibile di festa! Tutto portava a lodare: i canti e le danze, i silenzi e i gesti, i volti e gli sguardi sorridenti…

Una trasformazione interiore

Ho vissuto con stupore e intensità quei giorni: ho sentito la profondità e la bellezza del sacerdozio missionario, e anche la mia piccolezza. Ne ringrazio il Signore perché ho avvertito che l’ordinazione (upadirisho) era proprio una trasformazio​ne (ubadilisho), un mutamento dal di dentro.

Bastava vedere tutto il popolo di Dio in preghiera per me, per accorgermi che davvero stava avvenendo qualcosa di trasformante.

Il Signore mi stava trasformando perché andassi, anche fisicamente, a portare il lieto annuncio a tutti; egli radicava in me il timbro del suo messaggio di gioia e di salvezza. Nel profondo del cuore, prostrato a terra per invocare i santi, ho chiesto a Cristo Risorto la docilità di cuore e la semplicità di vita, per essere suo vero testimone.

La mia prima Messa

Molti erano i confratelli saveriani, venuti dal Congo e dal Burundi. Un centinaio di sacerdoti hanno partecipato e ci hanno imposti le mani insieme all'arcivescovo di Bukavu mons. Francois Xavier Maroy.

Dopo l'ordinazione, abbiamo celebrato le nostre prime Messe nelle nostre parrocchie di origine. Coloro che non hanno potuto partecipare all’ordinazione, aspettavano il giorno della festa in famiglia. Io l’ho celebrata sabato 9 agosto nella mia parrocchia, a 37 chilometri dalla città di Bukavu, lungo il lago Kivu.

La famiglia allargata si era mobilitata, dai vecchi ai bambini, dai nonni ai bis nipoti, dagli zii ai cugini, dagli amici ai compagni di strada: tutti per vivere insieme il grande dono del primo prete missionario nella nostra famiglia.

Una grande festa di famiglia

Durante la Messa c’è stato anche il battesimo di cinque nipoti. È stato commovente vedere tutta la famiglia presente: nessuno ha voluto perdere la benedizione… fresca! Di consueto nelle nostre zone, quando ci sono grandi eventi in famiglia ci si veste tutti allo stesso modo, quasi in "uniforme". Perciò la famiglia aveva cercato il tessuto e ognuno si era fatto fare chi una camicia, chi un abito...

Come una squadra in festa, la chiesa parrocchiale era abbellita dai partecipanti di cui la maggior parte in uniforme di “Gesù con i dodici apostoli nell'ultima cena”. La gioia era immensa, segno che il vangelo è stato annunciato e sta dando frutto. Nel presiedere l'Eucaristia ho avvertito l’invito a camminare e a seminare il seme buono della Parola che dà la vita.

Quei giorni sono stati anche occasioni di animazione missionaria. Presenti i confratelli saveriani e altri missionari, abbiamo vissuto momenti di grazia. Ogni vita è dono del Signore. Il dono non va tenuto solo per sé, ma condiviso.

Ogni missionario è un dono e manifesta che il Signore continua a rinnovare la sua chiamata per tutti noi. Basta lasciarsi raggiungere dalla sua voce che risuona ogni giorno.

È l'augurio che faccio a tutti i giovani, compresi coloro con cui percorrerò il cammino in questi anni ad Ancona, con gioia. Il Signore ci accompagni sempre!



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