Perché se la prendono con i bambini?
Riflessioni dalla mangiatoia
È Natale, ricordiamo e festeggiamo la nascita di un Bambino straordinario: il Figlio di Dio s’è fatto uomo, proprio come uno di noi: evento incredibile.
A gennaio nascerà un nuovo anno, un nuovo secolo e un nuovo millennio, quasi una scatola cinese. Si sprecheranno gli auguri e saranno straordinari i botti e gli spumanti. Ma è anche tempo di bilanci seri; soprattutto sarà tempo di previsioni azzeccate o strampalate. Non potrà mancare la presenza di maghi, streghe e futurologi più o meno fortunati. Il mondo dei mass media è già in agitazione, perché l'evento è di quelli irripetibili e forse con sfere, pendolini e stelle potranno dire cose straordinarie sul nuovo in arrivo.
È l'effimero umano scatenato a suon di botti, champagne, danze, grida. Peccato che in tanta gazzarra manchi di proposito l'Unico che può darci una previsione certa, infallibile; forse si teme che guasti il pasticcio o il nostro studiato robot!
Il Bambino del Natale è davvero una meraviglia, non certamente a misura del nostro cervello; un dono immenso che non riusciamo ad apprezzare. Anche il nuovo di gennaio si presenta avvolto nel mistero. I sussulti di questo ultimo scorcio di secolo sono una presentazione poco rassicurante del nuovo in arrivo: guerre di una crudeltà diabolica, genocidi spaventosi, terremoti di inaudibile violenza, e poi cicloni, tornado, disastri di ogni genere; il tutto con tantissime vittime e migrazioni bibliche.
Dando uno sguardo sintetico retrospettivo mi accorgo che da tutta la storia emerge una scia di sangue e sofferenze che riguardano in modo particolare i bambini. Lasciando in disparte la prima parte della storia umana e incominciando da quel poco di buono the fu Erode mi sembra che l'uomo per vigliaccheria faccia dei bambini un bersaglio per nascondere qualcosa che lo turba; bersaglio comodo, che non è in grado di rispondere se non col pianto disperato.
Erode giocato dai Magi si vendica scaricando sui bambini di Betlemme la sua ferocia assassina; poi lungo i secoli il bambino è divenuto spesso cosa fragile, calpestata nelle guerre, stragi, carestie e schiavitù. Il nostro ultimo secolo ha evidenziato questa tendenza e ne può offrire uno scampolo significativo e terribile: deportazioni in massa, bombardamenti a tappeto sulle città, vita vissuta negli stenti e nella paura; nel ghetto di Varsavia i bambini ebrei finiti a colpi di bastone o di scarponi; genocidi spaventosi in Bosnia, Kossovo, Zaire, Burundi; nella nostra società progredita bambini schiavi del lavoro, spacciatori di droga, soldati, prostituti, e poi i milioni di aborti.
L'adulto spesso ha sfruttato il bambino non come una persona che merita rispetto, ma come oggetto da sfruttare a favore delle proprie passioni. È bello sentire il vociare dei bambini, quando giocano insieme: in un baleno si organizzano, scimmiottando i grandi; vittoria e sconfitta hanno solo nomi diversi; importante è correre, gridare a perdifiato e stare insieme.
È triste invece, passando per le vie delle nostre città, vedere tanti bambini prigionieri in palazzoni enormi, costruiti da una misera architettura di ispirazione globalizzante, assediati da fiumi di macchine e riempiti da rumori rompitimpani; una politica abitativa fuori da ogni logica umana. Caino, a suo tempo, ha ammazzato il fratello perché con il suo modo di essere gli rimproverava la sua cattiveria e il mancato rapporto sereno con Dio. Pensavo che Caino fosse un personaggio superato, ma mi accorgo che in ogni uomo c'è un filone riconducibile a quel triste personaggio del passato.
Ci auguriamo a vicenda che il Bambino del presepe, ammirato senza condizioni dai bambini e da tanta buona e semplice gente, apra finalmente un varco anche nell'animo dell'uomo di oggi, perché trovi la vera via per un avvenire più umano e senza più l'ombra triste del male, ma solo tanto slancio per il bene di tutti.








