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Per evangelizzare l’Asia: La sfida missionaria del terzo millennio

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Giovanni Paolo II nell'enciclica Redemptoris Missio ci ha lasciato questo accorato appello: "Nel continente asiatico, verso cui dovrebbe orientarsi principalmente la missione, i cristiani sono una piccola minoranza".

Già da qualche anno, la Conferenza episcopale del Nordest, ha risposto all'appello del Papa, inviando alcuni sacerdoti fidei donum in Thailandia. Anche don Paolo Ferrazzo, nuovo direttore del Centro missionario di Venezia, si interessa personalmente a questo impegno missionario.

Pubblichiamo parte del racconto di Paolo Fusco, già apparso su Gente Veneta dell'8 marzo 2008.
  • p. Amedeo Ghizzo, sx.

Don Paolo Ferrazzo è tornato dalla Thailandia, dove ha visitato la missione di Chae Hom, sostenuta dalle diocesi trivenete. Qui lavorano don Melotto vicentino, don Rossi padovano e don Berti veronese.

"Il contatto con la chiesa in Asia lascia stupiti - racconta don Paolo - da una parte, si comprende quanto quella chiesa sia rimasta isolata, lontana dall'interesse e dalla preoccupazione missionaria della chiesa; dall'altra, si vede la paziente fatica di tanti missionari che lungo gli anni hanno garantito questa piccola presenza, vedendo solo pochi risultati...

In Thailandia si sente l'urgenza del lavoro missionario, che può aprire prospettive di nuova evangelizzazione. I thailandesi, infatti, non sono ostili al messaggio cristiano, tutt'altro: percepiscono che dal vangelo deriva un nuovo modo di vivere la propria dignità personale.

La vita nei villaggi

Durante la sua permanenza, don Paolo ha visitato appena sei dei circa 300 villaggi che compongono il territorio della missione, abitati da tre diverse etnie: i thai, i birmani (profughi dal vicino paese) e i lao (di origine cinese). Ha conosciuto le attività della missione, che gestisce un ostello per 70 ragazzi che frequentano la scuola e non riuscirebbero a tornare ogni giorno al proprio villaggio. Tra questi, i battezzati sono una quindicina. Le famiglie cristiane nei vari villaggi sono una ventina in tutto.

"Ai ragazzi - spiega don Paolo - i missionari hanno insegnato a eseguire dei piccoli lavori artigianali: portachiavi, lavori al telaio e punto croce, braccialetti di perline colorate, borse ricamate... Vorrebbero inviarli alle nostre diocesi perché attraverso la vendita si riesca a ricavare qualcosa per migliorare la vita nei villaggi".

Imbrocchiamo l'acqua

I bisogni più evidenti nella missione? Occorrono prima di tutto nuove forze, tanto che la diocesi di Padova potrebbe mandare un altro sacerdote; e poi risorse. Le diocesi versano ogni anno 45mila euro, il resto proviene dalle offerte raccolte dai centri missionari.

A Venezia la colletta quaresimale è stata destinata a questa missione, grazie anche all'iniziativa "Imbrocchiamola". Il centro per gli stili di vita suggerisce di sostituire l'acqua minerale in bottiglia con l'acqua del rubinetto. Le somme risparmiate finanzieranno il progetto per portare l'acqua nel villaggio di Huaywat e dar da bere a 80 famiglie. Una pompa farà arrivare l'acqua di un fiumiciattolo fino alle case. I tetti di canne verranno sostituiti con tetti in lamiera, e saranno costruite le cisterne per raccogliere l'acqua piovana abbondante nei mesi delle piogge monsoniche.

Provocazione missionaria

Chiedo a don Paolo, per provocarlo un po', perché spendere così tante energie per appena qualche decina di cristiani. "La missione non mira a conservare quello che c'è già - risponde don Paolo - ma per espandere l'annuncio cristiano, che produce un cambiamento e un miglioramento della qualità di vita.

I convertiti hanno bisogno di rendere più solide le proprie convinzioni cristiane; i preti locali, poi, non sentono molto la mentalità missionaria. Speriamo che i missionari europei riescano a "contagiarli" nell'impegno per l'evangelizzazione".



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