Per capire la situazione - Nulla senza il popolo congolese
La "Rete pace per il Congo", a Vicomero di Torrile (PR), è la realtà italiana più attiva e documentata sulla situazione del Paese centroafricano. Esce periodicamente con aggiornamenti titolati "Congo Attualità", che possono essere richiesti a info@paceperilcongo.it. Qui pubblichiamo una parte dell'editoriale del 15 dicembre 2012 (da Congo Attualità n. 169). Ci aiuta a comprendere un po' meglio l'intricata situazione a cui fa riferimento il diario di p. Faustino Turco.
L'M23 indietreggia pronto a un nuovo balzo
Il 20 novembre, la città di Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, all'est della repubblica democratica del Congo (RD Congo), è stata assediata e occupata dal Movimento del 23 marzo (M23), un gruppo terrorista appoggiato e armato dal Ruanda e dall'Uganda, due Paesi limitrofi. Il comando militare e la direzione politica di questo gruppo è nelle mani di personalità che sono in stretto rapporto con l'attuale regime ruandese.
Sotto la pressione internazionale, il 30 novembre, l'M23 ha iniziato a ritirarsi dalla città, per stabilirsi a una trentina di chilometri più a nord. Tuttavia, non è tuttora possibile permettersi un respiro di sollievo, dal momento che se ne stanno andando con decine di camion stracarichi di armi, munizioni e vettovagliamento (medicine e cibo). Si stanno ritirando con la promessa, da parte del governo congolese, di prendere in considerazione le loro rivendicazioni. Questo è il problema. La minaccia su Goma rimane, quindi, intatta.
Un dialogo impari
Non sarà affatto facile dialogare o negoziare con loro, dal momento che, per l'appoggio ricevuto dall'esterno, possiedono una forza militare "apparentemente superiore" a quella dell'esercito congolese. Il gruppo accusa il governo congolese di non avere mantenuto gli impegni assunti negli accordi del 23 marzo 2009 stipulati con un gruppo armato precedente, il Congresso nazionale per la difesa del popolo (CNDP), di cui essi sono una variante.
Tra le loro richieste, esigono che i loro militari prestino servizio solo all'interno del Kivu, per poter proteggere le "loro" famiglie dalla minaccia di altri gruppi armati. In realtà, si tratta di un pretesto per continuare le attività di contrabbando dei minerali del Kivu. Molti di loro sono citati, a questo proposito, nei vari rapporti del gruppo degli esperti dell'Onu per la RD Congo...
Per far ingoiare la pillola amara, la addolciscono con molto zucchero. Affermano di avere preso le armi per difendere i diritti umani, la democrazia, la verità delle urne, la pace. E intanto stuprano, saccheggiano, reclutano bambini soldato, impongono tasse, costringono centinaia di migliaia di persone a fuggire...
Nulla a porte chiuse
Secondo diversi membri della società civile congolese, di fronte alla minaccia dell'M23, è necessario costruire una coesione nazionale e compatta tra tutte le forze significative del paese: la maggioranza, opposizione e società civile. È assolutamente necessario che maggioranza e opposizione superino le loro diatribe di potere a favore dell'interesse superiore dell'unità della nazione.
Tutto dovrà svolgersi alla luce del sole, con la presenza dei mezzi di comunicazione. La logica di trattative a porte chiuse non è né democratica, né rispettosa del popolo sovrano che ha il diritto
inalienabile di essere informato sull'evoluzione del dialogo e delle successive procedure. L'M23 deve avere l'onestà, se ancora potesse permettersela, di confrontarsi con la volontà popolare e sottomettersi ad essa. Così funziona la democrazia!
I piromani non si trasformino in pompieri
Il Ruanda e l'Uganda, che hanno sistematicamente smentito le accuse, ben documentate, contenute nel rapporto del gruppo di esperti dell'Onu sul loro appoggio all'M23, sono riusciti a far passare l'idea che l'esistenza di questo gruppo è un problema interno congolese, anche se ciò non corrisponde alla verità.
Se l'M23 è davvero un problema interno, lascino che i congolesi lo risolvano da soli. Se, al contrario, insistono a volere essere parte della soluzione del problema, ciò significa che sono parte del problema stesso. Occorre mettere fine alla dinamica dei piromani che pretendono di presentarsi come pompieri. Il popolo congolese ha da tempo aperto gli occhi e se si continua in questa ingerenza violenta non sanzionata, esso potrebbe un giorno scoppiare in risposte a sua volta violente. Anche la comunità internazionale dovrebbe riflettere.







