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Don Vittorio Ghenda è da lungo tempo amico carissimo dei missionari Saveriani. Spesso viene a farci visita. È sempre bello poter conversare insieme, mentre intanto si mangia un buon piatto di pastasciutta. Don Vittorino ha varcato più volte i confini della sua parrocchia per andare a trovare i vari missionari che lavorano nel Congo ed in Indonesia. L'ultimo suo viaggio missionario lo ha fatto in Brasile. Il motivo era molto forte. È sempre stata sua preoccupazione che la parrocchia fosse animata da uno spirito missionario. Insomma ha sempre sognato un orizzonte che andasse al di là dei confini territoriali della sua parrocchia di Carlino e s. Gervasio per pensare con una mentalità aperta ai tanti problemi del mondo. Ma lasciamo a lui stesso la parola.

Fino a qualche anno fa, le modalità per pensare alla "missione" in parrocchia erano quelle tradizionali: le due giornate "missionarie", quella mondiale e quella in favore di padri Saveriani. C'erano i salvadanai missionari per i ragazzi. Si trattava sempre di una bella somma, fatta di tante mille lire e di tanto "ferro" che permetteva di inviare un modesto aiuto ai vari missionari conosciuti ed operanti in tutto il mondo.

Tale modo di operare continua sempre perché si inserisce nella quotidianità e nella semplicità delle scelte. Da qualche anno l’orizzonte si è allargato, più intenso e qualificato. Si è dilatato ai confini del Brasile, che sappiamo essere molto estesi. Si va dalle zone del Nord, con la città di Abaetetuba in Amazzonia, fino alla grandi città di Belo Horizonte nello Stato di Minas Gerais. Un orizzonte più vasto non soltanto a causa dei chilometri, ma soprattutto per le finalità e per gli impegni.

Ad Abaetetuba, dove lavorano i missionari Saveriani da ormai cinquant'anni, si è accesa la fiamma dell’adozione di un chierico brasiliano e dell’attenzione ai problemi del seminario minore della diocesi che sta incominciando a muovere i primi passi. Per cinque anni la parrocchia ha accompagnato con interesse il cammino verso il sacerdozio dello studente Antonio Junior. Mi sembrava più che giusto accogliere l'invito del vescovo di Abaetetuba mons. Flavio, per partecipare all'ordinazione sacerdotale di don Antonio.

Con me portavo l’affetto e la solidarietà dei miei parrocchiani. Una presenza, però, che non si esaurisce con l’ordinazione del chierico, ma che è stata sancita dall’impegno  di continuare ad interessarsi della diocesi, lasciando al vescovo locale il compito di impiegare gli aiuti in denaro che provengono dalla parrocchia di Carlino.

A Belo Horizonte la presenza missionaria si concretizza con degli aiuti ancora in denaro ad opera dei giovani della parrocchia e della scuola materna; e questo tramite le suore della Madonna della Neve che operano nella metropoli e nella grande periferia, come del resto ormai da anni anche nella parrocchia di Carlino.

La presenza della Comunità di Carlino a Belo Horizonte era già stata concretizzata da alcuni anni con l’adozione di circa venti bambini brasiliani. In tale opera sono state coinvolte una decina di famiglie che da circa cinque anni hanno intrecciato dei rapporti di solidarietà per mezzo dell'istituto dell'adozione a distanza. È in progetto anche l’invio, sempre a Belo Horizonte, di un container con vari aiuti materiali, ad opera della scuola materna e della parrocchia. Quanto sta facendo la comunità è poco? E molto?

L'importante è che nel fare queste scelte secondo i propri mezzi, la Comunità parrocchiale si senta "Chiesa missionaria", dagli orizzonti aperti, da una fede che apre sempre sentieri nuovi nell'amore, nella fraternità.

Certamente questo cuore missionario don Vittorino se l'è portato nella nuova parrocchia di Artegna dove si trova da qualche mese.



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