Amazzonia, Terra di fede
Trentacinque anni dopo l'appello di Mons. Gianni Gazza
Era stato consacrato vescovo di Abaetetuba da un anno, quando mons. Gianni Gazza, attraverso le pagine di "Missionari Saveriani" lanciò un appello per la fondazione d'un dispensario medico per i bimbi di Abaetetuba. Era il 1963. Riproduciamo qui il suo scritto.
Nel progressivo affermarsi della presenza attiva dentro l'ambito della missione, abbiamo deciso, confidando nella solidarietà dei buoni, di dar vita ad un piccolo ambulatorio per l'assistenza ai bimbi. L'ambulatorio è già sorto in Abaetetuba, al centro della missione, che tra i suoi 15.000 abitanti conta circa 8 mila bimbi. Questi non hanno possibilità di ricevere alcun a assistenza sanitaria, mancando medici e infermieri.
Ora l'ambulatorio, destinato a svolgere una insostituibile opera di solidarietà e di bene, è in )arte pronto ed affidato alle cure delle Saveriane. Rimane da completare e restano le preoccupazioni non solo di attrezzarlo, ma anche di farlo funzionare in continuità.
Per svolgere in merito il nostro programma di lavoro, avremmo bisogno di una grossa cifra. Presento questa iniziativa alla cara Famiglia dei lettori di "Missionari Saveriani", sempre tanto sensibili alle proposte di bene dei missionari.
Ringrazio sentitamente, fin da ora per l'attenzione a questo appello, e saluto cordialmente invocando su tutti le più elette benedizioni del Signore.
Gianni Gazza, vescovo di Abaetetuba
A distanza di quasi un decennio, ecco cosa scrive sr. Antonietta, una Saveriana che opera da anni nel dispensario, che oggi porta il nome di Centro Medico Nossa Senhora da Conceiçao.
Sono le due del mattino. Lungo i rios che intersecano la foresta per sfociar nel grande fiume Tocantins, ci sono le lanterne a kerosene a segnalare ai battelli di viaggio che ci sono persone che vogliono andare in città.
Son soprattutto mamme che con i bambini hanno bisogno di una visita medica o delle vaccinazioni; gli altri devono fare il Natale; e poi anziani che devono ritirare la pensione o che approfittano dell'occasione per un controllo medico in uno dei pochi centri di salute ad Abaetetuba.
Verso le cinque arrivano i battelli e lungo il fiume è già un brulicare di venditori ambulanti che offrono caffè, spezie, zuppe di varie specie. Il tempo è avverso, e nella chiesa, davanti al portone, c’è un Medico che sta visitando molte persone che devono essere visitate. Il Centro Medico "Nossa Senora de Conceiçào" è un'opera di sussistenza e di promozione umana che la diocesi ha voluto soprattutto per andare incontro alle necessità dei più deboli / poveri. Lo dirigono e vi lavorano alcune Saveriane, coadiuvate da un'équipe di personale medico. Per dieci anni, oltre agli ambulatori e al laboratorio di analisi, il Centro aveva anche una maternità, l'unica esistente per una vasta zona del comune di Abaetetuba con il suo entroterra e le sue isole. Dodici mila bambini sono nati là dentro, prima che il governo provvedesse ad un'altra struttura pubblica ospedaliera.
Alle sette arrivano le collaboratrici. Si apre il portone, cercando di tener a bada la ressa (tutti vorrebbero entrare per primi), si organizza il lavoro, selezionando i casi più seri e più urgenti per i due medici. Si visita, si applicano i vaccini, si raccoglie il materiale per gli esami di laboratorio, si fa il prenatale, si incidono ascessi, si curano piaghe, ferite, si distribuiscono medicine.
E poi, soprattutto noi sorelle, trasformiamo ogni contatto con gli ammalati e le mamme in lezioni di igiene e consigli pratici per conservare la salute. La nostra clientela è fatta prevalentemente di poveri. Vengono da noi perché sanno che, con l'aiuto della Provvidenza, possiamo dare qualche medicinale. Quanti casi di bambini denutriti, di donne incinte che svengono perché non hanno potuto mangiare nulla!
La situazione nelle famiglie si è fatta sempre più precaria. E allora a volte diventa necessario, con le medicine, fornire anche latte, cibo, vestiario. La mattinata corre via veloce. Alle undici si nota una certa impazienza tra la gente delle isole che ancora sta aspettando la visita. All'imbarcadero i battelli si apprestano a ripartire finché la marea è favorevole. Le mamme pensano ai bambini più piccoli lasciati a casa.
Quando la folla delle isole se ne è andata, cominciamo a visitare la gente della periferia, non meno povera e bisognosa dei primi. Così arriviamo all'una o le due. Sette ore di intenso lavoro sono volate via in un batter d'occhio. Per questi diseredati noi rappresentiamo l'unica speranza, l'unico ricorso umano di solidarietà. Che il Signore ci doni un po' del suo cuore e aumenti in noi la fede perché in essi possiamo sempre intravedere la sua presenza: "Ero ammalato e mi avete curato".








