Padre Uccelli, il servo di Dio
Un affollato convegno a Vicenza
Dopo mezzo secolo, l'esile figura di un appassionato di Cristo e dei fratelli è ancora custodita nell'animo di una moltitudine di devoti. Oggi, però, padre Pietro Uccelli, in cammino sulle nostre strade vicentine per oltre un trentennio, è chiamato a una nuova impresa: l'ascesa agli altari. Persone non comuni si sono date appuntamento per parlare di un piccolo - grande uomo, naufrago dell'Assoluto e nomade senza requie verso i fratelli, a cinquantun anni dalla sua morte.
Un pubblico numeroso
Nell'ampio salone dei missionari saveriani, in viale Trento a Vicenza, un folto pubblico ha atteso a lungo. Ed è rimasto deluso quando ha appreso che p. Cristoforo Bove non sarebbe intervenuto. Il francescano è infatti il relatore della causa di beatificazione del servo di Dio padre Uccelli, presso la congregazione delle cause dei santi a Roma.
Così, il “raduno” è stato guidato da mons. Giovanni Costi di Reggio Emilia, perito storico e professore di storia ecclesiastica, delegato episcopale per la zona dove padre Uccelli aveva svolto il suo primo ministero. Diligente nel consultare gli archivi, mons. Costi ha raccolto gli ultimi echi dei sacerdoti anziani del luogo. Durante il convegno, lo hanno affiancato il saveriano p. Guglielmo Camera, postulatore generale per le cause saveriane, p. Gianni Viola, vice postulatore, e p. Carlo Pozzobon, superiore dei saveriani in Italia. Evidentemente, c'erano anche tutti i saveriani della comunità di Vicenza.
Su un doppio binario
Sulla mensa dell'altare troneggiavano due grossi volumi: sommate insieme, oltre duemila pagine. Il primo volume, di 629 pagine, contiene il sommario delle virtù di padre Uccelli, esaminate da un collegio di giurati, esperti in materia. Il secondo volume, di 1.660 pagine, contiene i testi autobiografici, i testi biografici, le innumerevoli lettere e le testimonianze dirette.
Mons. Costi ha presentato una bella sintesi della figura del servo di Dio. È sua convinzione che il senso della missione di padre Uccelli sia radicato nel carisma apostolico del fondatore dei saveriani, il beato Guido Conforti, che ha scritto: “la vita apostolica congiunta alla vita religiosa è quanto di più perfetto possa esistere”. In sintesi, dice il Costi, la spiritualità missionaria di padre Uccelli ha corso su un doppio binario: una vita che si raccoglie in Dio e una vita di apertura agli altri.
Sempre in movimento
Tutti i documenti e tutte le sfaccettature, raccolte nei due grossi volumi, riconducono a una figura precisa: “uomo di Dio”. Padre Uccelli non è un super-cristiano. È un battezzato che si è concentrato su Dio, con una grande tensione all'Assoluto. Nella sua vita, egli ha visto Dio in tutte le cose e ha visto Dio nei fratelli. Il beato Conforti aveva questo programma: “ in omnibus Cristus - vedere Cristo in tutti”.
Padre Uccelli è stato un missionario a “moto perpetuo”, in esodo permanente verso tutti. Aveva una grande capacità di dialogo con tutti. Perciò ha anche permesso che gli altri lo raggiungessero, entrassero a far parte del suo mondo, lasciandosi “mangiare”. Questo era il suo assillo quotidiano. La dimostrazione erano la saletta all'entrata sotto il portico del vecchio fabbricato, sempre aperta ad ogni ora, e la bici sempre pronta per le scorribande, con il rosario appeso al manubrio.
Il relatore della causa di beatificazione, padre Bove, ha confessato di essere stato conquistato da padre Uccelli e ha dichiarato che la sua causa è limpida, senza ostacoli.
“Padre Uccelli è una figura che merita di essere conosciuta e divulgata molto di più. Dio, infatti, esalta gli umili”.








