Padre Pistoni dalla Sierra Leone
Rientrato in Sierra Leone dopo un periodo di riposo in Italia, mi trovo a Makeni, dove il virus Ebola ha già provocato almeno 300 vittime. Vedo che la gente ha imparato a convivere con questa minaccia e, nonostante la serietà della situazione, è cosciente che bisogna andare avanti.
Noi missionari siamo convinti che è necessario essere prudenti, evitando luoghi dove il rischio di contagio è alto; ma non possiamo rimanere spettatori di fronte a questo dramma.
Ci siamo domandati: cosa possiamo fare per aiutare coloro che sono stati colpiti dal virus?
Le famiglie, che hanno perso un loro caro, sono messe in quarantena. Questa segregazione è un grosso problema perché le famiglie non hanno risparmi né scorte di cibo in casa. La diocesi di Makeni ci ha donato una somma di denaro per aiutare; ma anche le nostre comunità cristiane contribuiscono con sacchi di riso, cipolle, sale, carbone, dadi, acqua, latte in polvere per i neonati…
Durante la settimana io e p. Patrick visitiamo le famiglie isolate, portando gli alimenti di cui hanno bisogno. Raggiunta la casa, ci fermiamo a una distanza prudenziale, chiediamo notizie dei membri della famiglia, incoraggiamo ad avere pazienza, preghiamo con loro e consegniamo gli aiuti.
Questo semplice incontro è per loro è un segno di speranza in un momento di disperazione.
Anche se soffrono molto per la perdita dei loro cari, (in una delle famiglie aiutate, su venti membri ne sono sopravvissuti soltanto sei!) non si sentono completamente abbandonati e sanno che possono contare sulla comunità, che non li ha dimenticati ed è pronta ad aiutarli.
p. Girolamo Pistoni, sx - Makeni, Sierra Leone.







