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Appunti per la festa di S. Giuseppe

Nel mese di marzo, rispettando una tradizione religiosa popolare, celebriamo la festa di san Giuseppe. Sappiamo che persino i vangeli non spendono molte parole nel descrivere questo personaggio evangelico così importante nella storia della nostra salvezza. Nonostante ciò, il popolo cristiano ha sempre nutrito una genuina devozione per questo "carpentiere" di Nazaret, padre putativo di Gesù, uomo onesto e laborioso.

Ha lavorato come noi

Possiamo immaginare, nella semplice casa di Nazaret, la sacra famiglia che vive in pace e armonia: i genitori che svolgono l'importante missione di crescere il figlio Gesù, fino al giorno in cui lascerà la casa paterna per "occuparsi delle cose di suo Padre".

Ma prima d'iniziare la sua missione salvifica, il figlio Gesù rimane in famiglia, sottomesso ai suoi genitori, aiutando il padre Giuseppe nei lavori manuali della falegnameria. Giovanni Paolo II, parlando di questo periodo di vita in famiglia, ripropone le parole del Concilio:

"Con l'incarnazione, il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con mente d'uomo, ha agito con volontà d'uomo, ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria Vergine, Egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato".(Gaudium et Spes, 22) .

Lavorare anche per essere di più

Possiamo completare questa breve riflessione in onore della sacra famiglia con altri insegnamenti del magistero sul lavoro umano. Nell'enciclica sul lavoro, il Papa sottolinea alcuni aspetti o principi che devono orientare le attività umane, cioè:

  • collaborare con Dio per la costruzione di un mondo a misura d'uomo;
  • facilitare la creatività del lavoratore; il lavoro, per quanto possibile, deve rispondere alle proprie esigenze creative;
  • rispettare la persona umana, facendo "di tutto perché l'uomo possa conservare la consapevolezza di lavorare in proprio; il lavoro nella sua dimensione soggettiva, è sempre un'azione personale";
  • far crescere la propria personalità: "Si deve fare di tutto perché il lavoratore possa non soltanto avere di più, ma essere di più".

Dobbiamo riconoscere che il Papa ha ragione nell'auspicare che il lavoro non sfrutti la persona, ma la realizzi umanamente. Purtroppo, dobbiamo constatare che l'uomo, visto come una macchina che esegue e produce sempre di più, rimane inevitabilmente imprigionato nei suoi stessi ritmi produttivi. Perde contatto con se stesso, con le sue potenzialità creative ed è costretto a vivere ignorando se stesso, piuttosto che realizzandosi in pienezza.

Il lavoro è missione

Nel libro "Missione", A. Aluffi fa un'intelligente affermazione che può aiutarci a non cadere nel tranello di un lavoro disumano. Parlando della santificazione del lavoro umano, l'autore afferma:

"Per non ridursi ad essere i moderni animali da soma, c'è da ritrovarsi nella fondamentale dignità di essere collaboratori nella creazione con Dio. Il segno di tale collaborazione ognuno lo porta dentro e deve poterlo esprimere, non soltanto per compiere un dovere religioso di obbedienza al suo Dio creatore, ma semplicemente per essere se stesso. Una tale fedeltà al movimento creativo ci viene di associarlo alla "missione"; quella che ognuno porta in sé" (Missione, pagina 28).

Anche noi missionari concepiamo la vita come vocazione e cerchiamo ogni giorno di vivere la nostra vita come missione nel mondo. Il nostro lavoro è quello di testimoniare Cristo e il suo vangelo fino agli ultimi confini della terra.

Collaboriamo insieme

Desideriamo far pervenire a tutti voi amici, assieme ali' assicurazione della nostra continua preghiera, il nostro sincero grazie, perché attraverso la vostra operosità, vi adoperate con tutte le forze a costruire un mondo più umano; un sincero grazie, perché con la vostra generosità la Provvidenza divina sostiene la vita di tanti poveri nel mondo.



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