Padre Milani, maestro di libertà: Così lo ricordano gli amici
Padre Domenico, fondatore, anima e fedelissimo collaboratore del Cem - il "Centro di Educazione alla Mondialità" dei Missionari Saveriani - è stato catturato dal Signore lo scorso 25 maggio, pochi giorni dopo aver compiuto 86 anni. Ammetto che mi è difficile scrivere su di lui.
L'Africa cucita addosso
Non capita spesso di imbattersi in figure che la Bibbia definisce uomini di sogni, di visioni. Padre Domenico era capace di pensare e agire in grande, non sopportava le ingiustizie, guardava le cose con un punto di vista che immancabilmente ti spiazzava. Ragionava con la testa dura dei reggiani di montagna, ma con un acuto senso del realismo, perché sapeva bene che il vangelo è uno dei testi più realisti di ogni tempo.
Ricordo quando decide di invitare Emmanuel Lévinas al convegno Cem, per cui si reca al volo a Parigi approfittando dell'equivoco del filosofo che lo crede il "don Milani di Barbiana"... O quando in quattro e quattr'otto stabiliamo di recarci al funerale di p. Bruno Hussar, fondatore di Nevè Shalom, in Israele, o quando si fionda a Strasburgo, al parlamento europeo dei seniores e fa un discorso applaudito sull'importanza della vecchiaia per il futuro del mondo, o quando spende i suoi anni migliori facendosi africano e sceglie di... cucirsi l'Africa addosso.
Una vita pensata e giocata
In realtà, sono tanti i ricordi, grande l'affetto, troppo vasto il vuoto lasciato da questo missionario sempre elegante e dagli occhietti furbi, con la crocetta sulla cravatta, attento a riflettere, a interrogarsi, a cercare, e sempre disponibile per gli amici.
Ci ha insegnato la libertà, quella di chi non guarda le etichette ma la sostanza di cose e persone. All'età in cui di solito si è già in pensione, ha trovato la forza per mettere insieme un gruppo di educatori che costituisce ancora il nucleo di Cem, senza chiedere loro professioni di fede o conversioni, ma valutando le qualità umane e professionali, convinto che la vera distinzione non è fra credenti e non credenti, ma fra pensanti e non pensanti.
E tu, carissimo Domenico, hai scelto di pensare, ma anche di giocare la vita: come quando ti mettevi a suonare i tuoi tamburi africani con un'energia insospettabile, o quando hai accettato di travestirti da mago Merlino per divertire i nostri bimbi al convegno annuale.
Ora tocca a noi, che abbiamo avuto la grande fortuna di camminare a lungo accanto a te, di averti per amico e padre.
Con te, un gran pezzo di Cem è già tra le braccia di Dio. Ci mancherai.








