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Padre Francesco Gasparotto ha imboccato l'ultima curva

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Un po'ce l'aspettavamo, ma forse non così presto, anche se ormai gli esperti ce l'avevano detto: p. Giuseppe  Gasparotto, che ha trascorso con noi un paio d'anni è oggi nell'altra dimensione, di cui solo Dio ha esperienza: ci ha lasciato il 5 giugno 1999; avrebbe compiuto 65 anni il prossimo 9 settembre.

Era venuto a Zelarino verso la fine dell'estate del 1996, direttamente dal Brasile, dove aveva vissuto gli anni più belli del suo sacerdozio missionario; il 28 ottobre aveva celebrato il suo 36mo anniversario di ordinazione. Non avevo l'impressione che fosse il tipo d'avventuriero che, qualche volta, s'immagina debba essere il missionario. Amava l'ordine, la pulizia, la musica, la poesia e s'ingegnava a fotocopiare articoli e preghiere, una passione che si era portato dietro dal Brasile.

Lo vedevo spesso impegnato a battere a macchina decine di lettere. Dagli indirizzi capivo che teneva contatti con persone che aveva incontrato nei vari posti del suo apostolato: il Brasile, ma anche la Lombardia, dove aveva cercato di suscitare vocazioni, come animatore di giovani. Usava anche lui il classico mezzo del prete di successo: la fisarmonica. Amava le feste, la gente, era un cultore della religiosità popolare e questo spiega come tanti si ricordino ancora di lui e mi chiedano come sta: non è colpa loro, se non sanno ancora che ci ha lasciato!

Al suo funerale abbiamo avuto la conferma che i suoi guai di salute erano partiti da una cura sbagliata per un banalissimo raffreddore.   […]  Quando l’incontrai per la prima volta, mi disse che sarebbe vissuto ancora non più di due anni, ma a me non sembrava così grave. Forse tutti abbiamo preteso che potesse lavorare nell’ambito dell’animazione missionaria, e lui si sforzava di farlo, assumendo varie responsabilità: si interessava del Gruppo Missionario di Zelarino, andava nella parrocchia di Trivignano per la celebrazione della Santa Messa, seguiva un gruppo neocatecumenale e, come se non bastasse, sostituiva il parroco del suo paese (San Giorgio di Perlena, Vicenza) per le vacanze estive.

Il ministero era la sua gioia: vi si preparava con cura. Sempre però in agguato rimaneva la spada di Damocle della sia salute precaria, che gli ha impedito di sviluppare le sue doti di compagno gioioso e ingegnoso. Le prime serie avvisaglie che i suoi disturbi di salute erano gravi ci vennero quando toccò proprio a p. Sella accoglierlo ormai in stato di coma epatico, dopo che era stato a Udine per una settimana di assistenza religiosa ai malati, nelle case.

Padre Guerrino dovette, shockato e in lacrime, chiamare l'ambulanza, sentendosi impotente, perché in quel momento nessun altro era in casa, eccetto la cuoca. Potremmo definire l'episodio l'inizio di un vero calvario, che p. Francesco cercò di vivere con fede sofferta e speranza, offrendo al Signore la sua spalla per portare un po' della croce che tocca a ciascuno di noi e ci offre l'occasione per l'ultima purificazione.

Sviluppò al meglio, da allora, la sua devozione mariana e si diede all'apostolato della penna: lettere agli amici e ai parenti, che cercava d'aiutare spiritualmente. Siamo stati costretti lo scorso novembre, dopo che per un giorno si era chiuso in camera sua in stato confusionale conseguente alla sua malattia, a dovergli consigliare, per il suo bene, che andasse per gli ultimi mesi, nella Casa Madre di Parma, meglio attrezzata per malati come lui.

A Parma si ripeterono i ricoveri in ospedale in occasione d'episodi ripetuti di coma. Venne infine l'ultimo, conseguente ad una caduta che gli aveva rotto il femore: accettò il rischio di un intervento e consumò così l'ultimo atto del suo cammino di sofferenza il 5 giugno scorso.

C'è tanta tristezza in questa cronaca, comune a tanti che ogni giorno concludono il loro pellegrinaggio, diciamo noi con linguaggio di fede. Mi disturba che ci sia all'origine uno sbaglio banale d'assunzione di farmaci. Ma nel disegno che Dio ha per ciascuno, anche questo lo dobbiamo considerare Provvidenza. Il Signore ci ha donato un altro fratello che vivendo definitivamente nel suo Regno, ci dice con chiarezza che ciò che conta, alla fine, è arrivare preparati dove lui è.



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