I tre bresciani dell'Ave Maria in Camerun
Due anni fa ero a Brescia per celebrare la festa dei famigliari dei saveriani bresciani; quest'anno l'ho celebrata solo "in spirito". Mi è mancato il pranzo abbondante che solo p. Romano sa preparare. Ma anche a seimila chilometri ho sentito il profumo dei tortellini e del vitello arrosto.
Gli unici tre saveriani bresciani in Camerun siamo assieme: padre Abeni, padre Verzeletti e io. Non i tre moschettieri, ma "i tre dell'Ave Maria". Non era mai capitato prima. Aspettiamo la bandiera della "Leonessa" da mettere sul tetto della nostra casa. Qui parliamo solo in lingua bresciana e se qualche confratello extracomunitario passa da queste parti per riposare un po', allora ci sforziamo di parlare anche l'italiano.
Lo pneumatico di riserva
Padre Abeni ha lasciato radio Terre Nouvelle in Ciad ed è diventato "la tromba di Dio", come parroco di Nefa, una missione di periferia con p. Armati (bergamasco puro sangue). Abita a 8 chilometri da dove sono io, ma trova sempre dei "motivi teologici" per farmi visita quasi ogni giorno: mangiamo dei biscottini per diabetici e ogni tanto anche funghi porcini (di cui la foresta di Bafoussam è piena), con coniglio (me li porta lui, dato che le mie tasche sono sempre vuote...).
Io sono a Bafoussam, nell'ex casa religiosa dei saveriani, da quando p. Coletto nostro superiore ha scelto di stare Douala, dove c'è la filosofia saveriana con 11 studenti, di cui tre pronti per il noviziato. Da agosto ci sarà anche l'anno di propedeutica con p. Verzeletti come rettore diplomato. Io farò da pneumatico di riserva tra le due comunità, che poi sono unite in refettorio e in cappella, dove si mangia e si prega assieme.
Un vagabondo del vangelo
Come san Paolo, neppure io sono stato mandato qui a battezzare. Battezzavo quando ero in Congo: là erano talmente tanti che, secondo le malelingue, usavo un canna di plastica per battezzare, come fa ora padre Storgato per innaffiare il suo orto. Sono stato inviato qui per "evangelizzare". Non sono mai stato un turista missionario, ma sempre un vagabondo del vangelo. Dunque il mio carisma è l'animazione missionaria e vocazionale.
Tutte le porte delle 80 parrocchie della diocesi sono aperte al mio passaggio. Qui (senza organizzare campi vocazionali, perché ai campi sono allergico!) pesco le vocazioni saveriane, ma anche per il seminario diocesano e per altri istituti. Quest'anno dovrebbero entrare in propedeutica una decina di giovani che p. Verzeletti saprà ben formare. Sono tanti, se penso alle poche vocazioni che i confratelli in Italia non riescono a pescare nelle acque torbide delle nostre parrocchie!
Una parola per tutti...
Colgo l'occasione per salutare uno a uno i confratelli della comunità saveriana di Brescia:
padre Menin, rettore, professore e direttore: non lo conosco personalmente, ma penso sia molto bravo se è stato mandato a Brescia;
padre Romano, sempre accogliente, specialista in gastronomia saveriana e in giornate missionarie;
padre Fasolini, grande scrittore: spero scriva la mia biografia, dopo la mia morte, che però non avverrà presto;
padre Rosario, ancora presidente di qualcosa, e che ringrazio per l'accoglienza di due anni fa;
padre Piredda, che ho conosciuto poco, ma sufficientemente per apprezzare il suo grande "sapere";
padre Fiorenzo, di cui ho ancora lo stupendo orologio che mi ha dato; non l'ho regalato a nessuno, come avevo promesso;
padre Marcello, sempre gentile, assieme al suo collaboratore, il caro Diego;
padre Tanfoglio, sempre pronto ad andare a Travagliato con p. Girola a mangiare una bistecca di cavallo da mia nipote;
padre Zampini, che ringrazio per l'agenda missionaria che mi ha mandato, spero senza la fattura.
Con p. Abeni e p. Verzeletti vi ringrazio di cuore, specialmente se ci inviate - a noi poveri esuli in terra straniera - una bottiglia di quel buono, conosciuto solo dal "cantiniere" p. Fiorenzo (anche se questo ruolo non è scritto nei dati ufficiali pubblicati sull'anagrafe saveriana).








