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San Lorenzo in Selva di Lugo ricorda i cent'anni della nascita

Il padre Alfeo Emaldi era nato il 15 Marzo 1902 in San Lorenzo di Lugo. Sua mamma Emilia desiderava di avere un figlio maschio, perché così sperava di avere un figlio sacerdote. Ed il Signore l'accontentò.

Il piccolo Alfeo: "voleva vedere tutto"

Nel 1906 la famiglia Emaldi (soprannominata "Roncaja") si trasferì a Ravenna. Con la famiglia, il piccolo Alfeo partecipava alla Messa della domenica. Al momento della consacrazione, non voleva mai abbassare la testa, perché diceva che "voleva vedere quello che facevano".

Una volta si trovò dove passavano in fila i seminaristi. Alfeo si incuriosì e chiese chi fossero. Ascoltò la spiegazione e disse subito: "Anch'io voglio andare nei preti". Saputolo il parroco dei Santi Simone e Giuda, incoraggiò la famiglia a lasciarlo andare in seminario. E così fu.

Fin da piccolo, Alfeo soffriva di una grave miopia, che lo accompagnò tutta la vita. I suoi compagni di seminario, testimoni credibili, ricordano sempre un calcio che Alfeo seminarista diede a un palla di pietra, che lui aveva scambiato per un pallone.

Nel 1919 lasciò il seminario di Ravenna per entrare nel seminario per le Missioni Estere di Parma, fondato dal beato Guido Conforti, già arcivescovo di Ravenna, nei primi anni del novecento. A Parma frequentò gli studi di filosofia e di teologia. Il 28 febbraio del 1926 dallo stesso beato Conforti fu ordinato sacerdote.

Missionario in Cina: "quello che insegna lo pratica"

Il 25 marzo dello stesso anno era già in viaggio per la missione affidata ai missionari saveriani nel centro della Cina. Vi rimarrà per venticinque anni ininterrottamente. Quello era un tempo triste; il tempo delle guerre dei generali, delle bande dei briganti e delle grandi carestie.

Il padre Emaldi si gettò a capofitto nel lavoro apostolico con un entusiasmo che non segnò alcuna sosta, per tutti i suoi 25 anni di Cina. Del suo periodo di missione si è detto di lui che fu missionario pieno di fede e di carità, zelante per la gloria di Dio; si sacrificava volentieri pèr il popolo cinese, adattandosi alla loro cultura e modo di vivere.

Una testimonianza sul suo modo di fare il missionario ci viene da un ex colonnello che lasciò il buddhismo per diventare cattolico. Questi testimoniò: "Io credo tutto quello che la chiesa predica. Io credo perché me lo ha insegnato il padre Emaldi, e padre Emaldi non può ingannare, perché quello che insegna lo pratica lui per primo".

Avendo gravi difetti di vista, stupiva tutti con il suo andare in bicicletta su strade impossibili. Non si contano i capitomboli, né le volte in cui perdette gli occhiali, che poi riusciva sempre a recuperare, cercando a tastoni sul terreno, mentre diceva: "Che il buon Dio mi lasci questa vista, se vuole che continui ad evangelizzare!".

Padre Emaldi senza lingua: "l'ho fatto per amore"

Il padre Emaldi terminò la sua missione in Cina in modo drammatico. Nel novembre 1951 si trovava prigioniero a Tientsin quando, per timore di tradire Dio e suoi cristiani, si tagliò la lingua ripetutamente. La polizia comunista faceva forte pressione su di lui, con metodi non certo conformi al rispetto dei diritti umani… Voleva estorcere dal missionario i nomi dei suoi cristiani. Poi lui stesso diceva: "Mi sono tagliato la lingua per non tradire il Signore. L'ho fatto per amore!".

In Italia e Spagna: "per raccontare la missione"

Espulso dalla Cina e riacquistata insperatamente la parola, arrivò finalmente in Italia. Si mise a disposizione, per raccontare la sua vita missionaria. Per 10 anni padre Alfeo percorse l'Italia in lungo e in largo, parlando delle missioni con vivacità ed entusiasmo, ovunque lo chiamassero: seminari, conventi, parrocchie, scuole, oratori ... Dovunque.

Per altrettanti anni egli continuò la stessa attività in Spagna. Fin tanto che la salute non cedette. Dovette ritornare in Italia, ma non si diede per vinto. A Parma, ebbe il coraggio di sedersi nei banchi di scuola della teologia, tra i giovani studenti ... per aggiornarsi.

"Sono pronto a morire in pace con Dio e con gli uomini”

Si trovava nella casa saveriana di Tavernerio (Como), quando il Signore lo venne a chiamare. Trasportato all'ospedale di Como, vi morì il 14 agosto del 1976. La morte arrivò apparentemente improvvisa, ma il padre Alfeo già due anni prima, superata un forte crisi, aveva detto ai confratelli che si trovava pronto: "Sono pronto per morire in pace con Dio e con gli uomini".

Nel ricordino della morte si legge: "Il padre Alfeo Emaldi portò dalla natia Romagna esuberanza di carattere, fortezza di volontà, audacia di progetti, tenacia di propositi. Questi doni naturali li trasformò in apostolato di evangelizzazione. Arrestato per Cristo, preferì correre il rischio di restare muto per sempre a quello di tradire i fratelli di fede".



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