P. Vittorio Ferrari, l’ombra del guerriero (Groppoli di Mulazzo-MS 22.9.1931 Parma 14.3.2020)
Padre Valerio Anzanello scava nei ricordi. “P. Vittorio è entrato in noviziato nel 1949. Proveniva dal seminario di Pontremoli e per un po’ di tempo lo si vedeva ancora legato a quelle abitudini. Seguendo le sagge direttive del maestro p. Ghezzi e vedendo il nostro modo di fare un po’ sbarazzino, si riveste presto dello stile saveriano. A Piacenza, durante la Teologia, era capo-cantore. Aveva frequentato il conservatorio di musica imparando a suonare il violino. Usava molta decisione per farci esprimere nel canto ciò che desiderava. Ci siamo rivisti in Giappone, dove ha lavorato in alcune parrocchie, ricoprendo ruoli di responsabilità. Sapeva valutare bene i problemi e gustava tutto ciò che faceva (la musica, il cibo, le sigarette…). Parlava lentamente, con molti particolari. Rientrato in Italia è stato operato alla laringe. Si sentiva “serenamente” colpevole di quel male causato dal fumo. Nei trent’anni trascorsi a Parma, il Giappone gli era rimasto nella testa e nel cuore, aiutandolo ad essere missionario anche nella sua limitata attività.
“La nostra - scrive p. Alfiero Ceresoli - era un’amicizia fatta di poche parole, ma di profonda stima reciproca. Era stato mio prefetto a Pedrengo negli anni ‘50 e più tardi (1981-83) siamo stati insieme nella Direzione regionale d’Italia. In quel momento di 50 anni fa era una presenza discreta, quasi invisibile, ma attiva, attenta ed efficace. Se penso a lui, mi viene in mente il film giapponese L’ombra del guerriero. Così lo ricordo anche in consiglio. Arrivava preparato e non pretendeva d’imporre le sue soluzioni, men che meno assumeva atteggiamenti da primo attore. Da buon toscano aveva un italiano corretto, piacevole ad ascoltarsi e ci teneva, tanto da correggere spesso il mio italo-bergamasco”.









