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Ho incontrato p. Corda per la prima volta al mio arrivo in Indonesia (1999). Era parroco della parrocchia di Padang Baru nella città di Padang, a Sumatra. Sin dall’inizio, si è stabilita con lui una certa sintonia dovuta al fatto che entrambi proveniamo dalla provincia di Cremona, per di più da due paesi molto vicini tra loro, lui di Soresina ed io di Pizzighettone.

cr Corda Indonesia 1980Questa alleanza “campanilistica” si è poi andata cementando nel tempo, oltrepassando la semplice comunanza di origine. P. Corda era stato alle Mentawai per un certo tempo e anch’io ero stato destinato alla stessa missione. Quindi, quando ci incontravamo, non mancavano le occasioni per parlare del lavoro svolto “alle isole” e di come essere missionari tra i nostri fratelli mentawaiani. Successivamente, p. Corda è stato trasferito a Yogyakarta nella comunità di accoglienza dei nostri aspiranti missionari, che in indonesiano chiamiamo tunas (germogli). Era stato un cambio non facile per il fatto di dover passare dalla pastorale diretta al lavoro di formazione.

Ricordo che qualche paura l’aveva manifestata, ma poi, una volta arrivato a Yogyakarta, si era buttato pienamente nel nuovo compito di confessore dei nostri aspiranti missionari. In diverse occasioni ho incontrato p. Corda a Yogyakarta. Lo ricordo con il suo cappellino, la camicia batik e l’inseparabile asciugamano bianco che teneva a mo’ di sciarpa per riparare la nuca dai colpi d’aria. Nonostante l’età e gli acciacchi che lo affliggevano da tempo, era molto impegnato nell’accompagnamento dei nostri studenti che vedevano in lui un fratello ricco di esperienza con cui confidarsi e a cui chiedere consigli.

Oltre a svolgere il ruolo di confessore, p. Vinio insegnava spiritualità per la formazione degli aspiranti. Era una persona che amava la preghiera e che aveva una particolare devozione mariana. Negli anni precedenti aveva curato la traduzione in indonesiano di un libro sulla Madonna di Lourdes.
Oltre a tutto ciò, e nonostante l’età, accompagnava i giovani Saveriani nel lavoro manuale, soprattutto in quello svolto nel parco della comunità. Anche in passato aveva dimostrato la sua capacità nello svolgere diversi lavori pratici. Ad esempio sapeva cucire a macchina paramenti liturgici e creava statuine di gesso per il presepe.

Foto pubblicata in MS, marzo 2015, pagina di Cremona.Cambiati i tempi e le esigenze, ora p. Corda si era buttato nel giardinaggio, accudendo personalmente le piante ed i fiori del parco della casa di Yogyakarta. Stupiva la sua agilità di movimento ed il suo spirito sempre attivo quando si trattava di mettersi al lavoro. Nel frattempo, anch’io ero stato assegnato ad una comunità di formazione, per cui in diverse occasioni ci siamo confrontati sulle linee educative e sui vari problemi riguardanti i nostri giovani studenti. Non sempre le nostre idee coincidevano. Da questi colloqui emergeva il suo amore per le vocazioni indonesiane. Difendeva con forza le proprie opinioni riguardo al miglior modo di educare, ed in alcuni casi si era sentito in dovere di far pervenire il suo personale parere inviando lettere al Superiore regionale.

Durante queste chiacchierate, ci scambiavamo pareri con apertura e ci incoraggiavamo a vicenda, ed alla fine dei nostri dibattiti non mancavamo di confessarci l’un l’altro. Erano momenti molto belli nei quali si percepiva l’amore per la missione di questo anziano presbitero e quanto desiderasse creare le condizioni affinché questa opera potesse continuare in futuro attraverso nuove vocazioni. Il suo era un amore personale per ogni aspirante, un amore dal carattere materno. Soffriva ogni volta che veniva a conoscenza di uno studente che lasciava la comunità.

Gli ultimi anni della vita di p. Corda sono stati caratterizzati dagli innumerevoli disturbi che ormai lo prostravano quasi quotidianamente. Soffriva di problemi dei denti, di decalcificazione delle ossa, di difficoltà di digestione, di calcoli alla cistifellea... Ogni giorno, sembrava che un nuovo malanno prendesse il sopravvento su quello del giorno precedente. Tutto ciò non faceva che peggiorare il suo morale già fortemente provato. In alcuni momenti p. Corda ha vissuto il buio, il dubbio, la confusione, ma ha sempre cercato di leggere le sue notti anche con l’occhio della fede che gli hanno permesso di penetrare nell’assurdo della prova, per trasformarla in offerta di sé per la missione.

Conoscendo un poco le sofferenze degli ultimi tempi, quando ho appreso della sua partenza per il cielo, confesso di aver sentito un certo sollievo, perché lo vedevo ormai arrivato alla meta della gioia eterna. Sperando di non essere irriverente, ora che è arrivato, non posso fare altro che immaginarmelo alla tavola del nostro Padre Celeste, tutto felice di potersi finalmente gustare un ricco pasto senza patemi d’animo per via dei denti e del mal di pancia. Di certo avrà rimesso su qualche chilo, rispetto a come ha lasciato questo mondo.

Sono molto grato di aver incrociato p. Corda nella mia esperienza missionaria in Indonesia. È stato un padre ed un fratello. Mi ha sostenuto con le sue esperienze, i suoi consigli, il suo esempio di dedizione, la sua fedeltà nella sofferenza e anche, sono certo, con le sue preghiere. Di sicuro continua ad accompagnarci tutti da lassù.



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