P. Piacere: Notizie dal Sol Levante
Un veterano ci scrive
Padre Mario Piacere, classe '44, ancorato da vent'anni in Giappone, è nipote dei padri Remigio, missionario in Cina e Lucino, apostolo del Giappone, entrambi già nella Gloria. Il suolo fertile di Villa Del Ferro completa il drappello di Saveriani con p. Ermanno Zulian, p. Serafino dalla Vecchia e Fr. Angelo Menoncin, tutti oltre il traguardo, assieme all'indefesso pastore del paese, don Giovanni Tregnagoa, ardente suscitatore di vocazioni missionarie.
Lavoro in Giappone da vent'anni, e al momento mi trovo nel paese nativo per un periodo di riposo e per essere vicino al genitore anziano e seminfermo. Dato che trovavo mio padre per la prima volta da quando tre anni fa ebbe un ictus celebrale mi aspettavo di trovarlo demoralizzato. È invece una continua sorpresa scoprire l'energia che ha: segue con interesse il telegiornale, vuole sapere cosa avviene in casa e soprattutto ha voglia di andare ben oltre gli ottantanove attuali.
Le sue energie e voglia di vivere mi ricordano un signore della terza età, un cristiano di cui ora vi voglio parlare, che è della comunità cristiana di Minami, a Miyazacki, dove svolgo la mia attività missionaria. È una parrocchia di duecentocinquanta fedeli in una periferia di centomila abitanti, una comunità in crescita. Il signor Sato ha compiuto i settantun anni, sposato, gode ancora dell'affetto di 8 figli viventi e 28 nipoti.
All'inizio della Quaresima dello scorso anno fu ricoverato per un intervento ai polmoni. "Questo è il mio terzo ed ultimo intervento per il tumore ai polmoni" mi disse quando prima di andare all'ospedale, venne a chiedermi di portargli la Comunione durante la degenza, "Preghi per me, ho già messo tutto nelle mani di Dio".
Quando andai a portargli la Comunione, poco dopo l'operazione, fece inginocchiare la moglie, le figlie e i cinque nipoti presenti. Ricevuto il Corpo di Cristo, rimase a occhi chiusi e assorto in silenzio per cinque minuti, tanto che cominciavo a preoccuparmi.
Poi mi disse: "Shinpusama, padre, adesso che ho ricevuto Gesù mi sembra di stare molto meglio. Senz'altro sarò a casa per Pasqua per celebrare la Risurrezione in chiesa, perché ora sto soffrendo la passione di Gesù sulla Croce".
E così fu. I dottori gli dissero che gli rimanevano ancora sei mesi. Allora Sato san anticipò la festa del suo cinquantesimo anniversario di matrimonio da dicembre ad agosto.
Non fu il pensiero dei sei mesi a fermarlo, però! Subito, da maggio volle ricominciare un'esperienza attuata altrove con successo: la recita mensile del Rosario in casa sua invitando le famiglie cristiane vicine. Vi partecipai sempre anch'io. L'ultima volta fu nel giugno scorso, poco prima del mio ritorno in patria. Notai che non poteva nascondere la stanchezza.
Tuttavia mi confidava: "Padre l'Eucarestia è la mia forza. Da quando ricevetti Gesù in ospedale lo scorso anno, sento un calore ed una energia particolare. Non ho paura di morire perché ho visto il Paradiso, aspetto di andarci. Quando lo scorso mese sono stato invitato ad esporre la mia esperienza di malato terminale ad un gruppo di infermiere non cristiane ho. potuto dire la verità: cioè che ciò che mi sostiene veramente è la mia religione, è il Gesù Eucaristico che ricevo tutte le domeniche. Ho detto loro che per i pazienti come me la religione è importante, che è bene ricordare che c'è un'altra esistenza dopo questa terrena. Sono proprio contento di aver potuto dare questa testimonianza".
Grazie, Sato san, mi hai fatto capire ancora una volta che missionari lo possono essere tutti i cristiani. E grazie per la tua energia e la fede che sta sostenendo la nostra Comunità cristiana.








