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Che bella, significativa e suggestiva la proposta di celebrare i 25 anni di presbiterato del carissimo p. Marco Mattiazzi. Grazie a chi ha pensato e proposto soprattutto di fare memoria. Ne abbiamo enormemente bisogno, perché fare memoria non è solo ricordare, ma soprattutto rivivere e rendere presente la persona e gli avvenimenti. Grazie di cuore. Ho pensato così, di scrivere una lettera a Marco!

Ciao Marco, Ciccio Mattias per gli amici intimi. Ed io mi privilegio di essere tra questi! Quest’anno “festeggi” pure tu i 25 anni di sacerdozio. Auguri di cuore! Io li ho celebrati l’anno scorso per cui, come sempre, mi raggiungi. Quante esperienze vissute insieme negli anni della nostra giovinezza. Ci conosciamo dal periodo di Zelarino. Quante cose fatte insieme da allora! E quante “sfide” sul campo da calcio, tu portierone ed io attaccante… una passione che abbiamo sempre condiviso. I giri in moto per andare nelle parrocchie dove facevamo l’apostolato nella zona di Mestre. E gli anni della Teologia a Parma. Io un anno avanti a te, ma sempre insieme!

Ti chiamavamo “Ciccio” per la tua stazza, per la tua simpatia, per la tua vocina, per il tuo modo di essere! Persona semplice, buona, determinata e soprattutto generosa! Marco, sei un fratello, un amico, un intercessore! A Parma, che begli anni vissuti insieme. Io sono diventato arbitro di calcio del CSI di Parma e tu l’anno dopo. Ricordo ancora la tua prima partita da arbitro… Grazie a p. Francesco di Palma, abbiamo formato la “terna arbitrale saveriana”, dirigendo le finali regionali a Parma! Che avventura! Da lì, poi tu sei diventato un ottimo arbitro della FIGC ed hai percorso in lungo e in largo la provincia di Parma.
La prima partita del Parma in serie A? C’erano le ordinazioni sacerdotali, con i nostri genitori presenti, e noi due che facevamo parte anche del Gruppo di teatro degli studenti della teologia. Quel giorno, dopo lo sketch, abbiamo mollato tutti e siamo andati allo stadio!

E le “serate notturne” in casa madre? Tu eri diventato l’esperto nel sapere cosa c’era nel frigo della Casa Madre. Ogni tanto andavamo di notte, a prendere il gelato… con il rischio che p. Bardelli ci scoprisse con le mani nel sacco, ma riuscivi sempre a farla franca!
Mi ricordo anche l’esperienza fatta insieme per alcuni anni del cosiddetto “Pane per i missionari”. Siamo stati noi gli ultimi a chiudere questa tradizione saveriana. In maggio, per la distribuzione dei sacchetti e poi in agosto in una settimana a raccogliere il “frumento” con il pulmino rosso. Quanti incontri con i parroci e tanta gente generosa che ci aiutava!

La vita missionaria, la nostra comune passione-vocazione. Abbiamo avuto la gioia di fare la professione perpetua a Roma, presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura ed essere ordinati diaconi a Parma insieme a p. Michele Carlini, da Mons. Biguzzi, dopo le indimenticabili giornate trascorse a Roma per la Beatificazione di mons. Conforti nel 1996. Ricordo il giorno in cui ci siamo presentati a Roma per fare gli “accoliti” alla Messa di beatificazione del nostro fondatore. Tu avevi già servito messa col Papa in occasione dell’ordinazione di mons. Biguzzi, quando eri novizio. Mi avevi scelto come tuo compagno visto che i monsignori sceglievano a coppia, mi avevi suggerito: “Non dire nulla e lascia fare a me, mettiti solo in punta di piedi per avere la stessa statura. Così fu, tu presi il microfono del Papa ed io la mitra. Avemmo così la “possibilità-grazia” di stare accanto al Papa, al santo Giovanni Paolo II, nella stupenda basilica di S. Pietro. Esperienza unica! Mi trovo da tre mesi a Kindu, come parroco, in una parrocchia nuova e da costruire, dedicata a San Giovanni Paolo II. Coincidenze o Provvidenza?

Ricordo le condivisioni del tuo anno a Londra per lo studio della lingua, e poi del tuo stage in Bangladesh. Nonostante le difficoltà, eri entusiasta e convinto della tua vocazione e del bisogno di portare Gesù a tutti! Io poi sono partito per il Congo e tu per il Bangladesh, con la speranza poi di incontrarsi ancora se le nostre vacanze avessero coinciso! Ma il 5 settembre 1998 arriva la notizia della tua salita al cielo dopo appena qualche mese di ordinazione. Ricordo che ero a Kampene, una missione in foresta, e per l’occasione ti ho scritto pure una canzone che ho cantato con le lacrime, ai vespri, per esprimere la gratitudine a Dio per averti messo al mio fianco e per avere camminato insieme. Il testo è scomparso, con tutte le cose della missione che venne saccheggiata dopo qualche mese.

L’ultima volta che ci siamo rivisti era un 5 settembre, non ricordo più l’anno, in occasione dell’anniversario della tua morte, al tuo paese, nella tua parrocchia e poi al campo santo, organizzata dal nostro amico p. Michele Carlini. E così, da quel giorno, sei diventato un angelo e un intercessore per me! Ad ogni 5 settembre mi ritorni in mente e continui a camminare con me! Coraggio, Marco! Grazie ancora una volta di tutto, di ciò che sei stato e continui ad essere. Da lassù dove contempli Dio, che hai amato, testimoniato e vissuto fino al dono della vita, continua ad intercedere per ogni missionario, perché possa essere uno strumento nelle mani di Dio, come lo sei stato tu. Ciao Ciccio, ciao p. Marco e arrivederci un dì!



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