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Un frutto maturato troppo in fretta

Il 5 settembre 1998, intorno alle 15.30 locali, a pochi chilometri da Khulna, in un incidente stradale è morto p. Marco Mattiazzi. Viaggiava in moto e, verosimilmente, per evitare un camioncino che veniva in direzione opposta, si è spostato verso il ciglio della strada, bagnato e fangoso: la moto è scivolata, e il padre è finito sotto la ruota anteriore del veicolo investitore; è morto all'istante per trauma cranico ed emorragia celebrale.

P. Marco aveva appena trent'anni, essendo nato a Cormons (GO) il 2 febbraio 1968. Entrato nella casa Saveriana di Udine nel 1979, p. Marco ha percorso tutto il cammino formativo: le Medie inferiori a Udine; le Superiori a Zelarino; l'anno di Noviziato ad Ancona, concluso con la Prima Professione nel 1987; Biennio filosofico a Parma; Prefettato a Macomer; Quadriennio teologico a Parma; Periodo Formativo in Missione in Bangladesh, dal '95 al '97, dopo un anno di studio dell'inglese a Londra; Ordinazione Presbiterale nella chiesa Abbaziale di Rosazzo (UD) il 13.09.1997.

Il 10 gennaio 1998 è ritornato in Bangladesh a vivere "come servo del Signore per il servizio ai fratelli" (lett. 26.4.97), ma, dopo appena otto mesi, il Signore nei suoi imperscrutabili disegni lo ha chiamato, mentre correva su una strada del Bangladesh, alla vita senza fine.

La breve esistenza del p. Marco è stata illuminata da valori dei quali egli parlava nella domanda di ammissione alla Professione Perpetua nel 1995: "In tutti questi anni vissuti con i Saveriani, quindici da quando ho iniziato, e ormai otto da professo temporaneo, ho cercato di vedere e valutare se questa fosse la mia strada. Ho notato tante realtà sia positive che negative e tutte queste mi hanno aiutato a crescere come persona, come cristiano e come consacrato. In tutti questi anni di Teologia ho appreso e imparato tante discipline; ora dovrò iniziare a metterle in pratica.

Anche quest'anno trascorso a Londra mi è servito per valutare soprattutto i miei limiti e allo stesso tempo mi ha messo davanti alla realtà della vita fatta di gioie e di amarezze, di cose belle e meno belle; tutto questo mi ha aiutato a capire meglio cosa comporti l'essere religioso.

Ricordo la frase del Vangelo che ha mosso il cuore di s. Francesco Saverio: "Qual vantaggio avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?" (Mt. 16,26) e che ha guidato anche me fin da  piccolo".

E nella domanda di ammissione all'ordinazione presbiterale p. Marco scriveva: "Questo mio primo periodo trascorso in Bangladesh mi ha aiutato moltissimo sia a livello spirituale che umano; ho capito quanto sia importante nella mia vita servire il Signore attraverso il ministero del Presbiterato. Ciò che mi spinge a chiedere di essere ordinato Sacerdote è il fatto che sento molto forte nella mia vita il desiderio di donarmi completamente al Signore per il servizio e per la cura pastorale dei fratelli.

Sento, inoltre, quanto indispensabile sia aiutare la gente anche attraverso semplici parole e semplici gesti nella semplicità della vita. Ovviamente ciò che spinge tutto questo mio desiderio di donazione totale al Signore attraverso questo ministero per il servizio dei fratelli è la Parola di Dio che mi invita giorno dopo giorno ad approfondire la chiamata che il Signore mi ha fatto".

"Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: sia benedetto il nome del Signore" Giobbe 1,21.



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