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P. Marcello Zurlo, quelle tracce profonde di vita

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Il 5 novembre scorso, festa di San Guido Conforti, la Casa Madre di Parma è stata animata dalla presenza di tantissime persone e gruppi legati affettivamente a San Guido. C’era anche un gruppo di una trentina di pellegrini provenienti soprattutto dal Brasile Nord (Amazzonia), dove p. Marcello Zurlo aveva lavorato per tanti anni. 

Entusiasti di poter salutare ancora una volta il loro amatissimo pastore, lo hanno incontrato per alcuni minuti magici all’infermeria del 4° piano della casa dove si trovano i missionari bisognosi di cure particolari a causa dell’età e di diverse infermità. È stata una scena indimenticabile: lui, seduto sulla sua sedia a rotelle, solenne come un patriarca, col suo immancabile sorriso; e loro, felicissimi di poterlo salutare, abbracciare, baciare calorosamente come sanno fare i brasiliani. Mi è sembrata una scena riassuntiva del suo stile missionario, sempre tra la gente, sempre comunicativo, sempre delicato e positivo.

Padre Marcello è mancato improvvisamente il mattino di sabato 20 dicembre 2025, senza far chiasso, senza disturbare nessuno. Alla veglia di preghiera abbiamo ascoltato diverse testimonianze tra cui quella di una famiglia del quartiere che ha mantenuto i contatti con lui per tutta la vita. La relazione era proprio calorosa. Quando appariva alla porta di casa, gridava: “Arrivooo!”. E i bambini si precipitavano felici da lui per salutarlo, sempre entusiasti della sua allegra presenza. E di ritorno per le vacanze dall’Amazzonia, non mancava di farsi vedere. Ed era festa in casa. 

Anche nei suoi ultimi anni passati all’infermeria di Parma, p. Marcello si è distinto per la sua pazienza, la sua partecipazione attiva alla vita della comunità e per il suo eterno sorriso. A chi gli chiedesse come stava, mai un lamento! Lui stava sempre… bene.
Nato nel ’32, presbitero dal ’58, dopo aver svolto diversi compiti in Italia, sarà in Brasile nel ’79 e vi resterà fino al 2014 quando è costretto dalle condizioni precarie di salute a rientrare in Italia. Una lunga missione vissuta con intensità ed entusiasmo tra la gente, anche con diverse responsabilità importanti. Novantatré   anni di vita non certo sprecata, ma piuttosto “vissuta” a pieno, felice della sua vocazione, una vita che lascia tracce profonde, che costruisce, che apre strade di… vita.



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