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P. Manganello e le due facce della missione

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Mi trovo in una delle stanzette situate al piano terra della casa dei missionari Saveriani di Salerno, per poter intervistare p. Franco Manganello. La sua disponibilità è molto edificante, accompagnata dalla sua innata modestia caratteriale. Inoltre, devo dire che, grazie a questa vicinanza territoriale, ho l’opportunità di parlare con lui, e di poter scrivere qualcosa dei suoi innumerevoli ed ammirevoli racconti. In questa pagina, ne riportiamo solamente due. Ma prima di passare alle storie, lo presento brevemente.

La vocazione presbiterale di p. Franco (classe 1938) inizia quando era studente della quarta elementare. Alcuni missionari si erano recati nella sua classe per parlare del Vangelo e delle missioni in Pakistan. Ebbene, in quel periodo, da quella scuola e grazie a quell’azione missionaria scaturirono duecento vocazioni sacerdotali! Tra queste c’era anche lo studente Franco Manganello. Così, nel 1950, per tre anni ha frequentato il seminario a Vicenza, poi altri 2 anni a Venezia. Per il noviziato è stato a Ravenna e poi per il liceo a Desio (MB).

Quando lo si ascolta, ci si accorge da subito di avere di fronte un missionario dotato di un carattere molto socievole e caritatevole, disponibile all’ascolto di tutti coloro i quali gli chiedono consigli. Grande studioso di esegesi e degli approfondimenti della sacra scrittura, è anche insegnante di musica con alle spalle 11 anni di conservatorio per organo e chitarra classica.
Nel 1974, parte per la Sierra Leone con alcuni suoi confratelli! E qui interrompo la descrizione delle caratteristiche di questo singolare saveriano. Gli cedo la parola per il racconto di due episodi della sua vita missionaria in terra d’Africa.
Dal terrazzo di una delle scuole che ero riuscito a costruire nella missione grazie agli aiuti dei tanti amici italiani, una mattina mi ero affacciato dopo aver sentito le forti grida di un bambino che correva verso il suo papà per abbraccialo. Quest'ultimo era tornato dopo tanto tempo e faceva di tutto per cercare di abbracciarlo e per sentirsi a sua volta abbracciato! Ma la gioia di quel bambino superava di molto il dramma del suo papà al quale i ribelli avevano tagliato le braccia! Davanti a quella scena struggente rimasi molto colpito, ma nello stesso tempo confortato. Tutt’oggi ho un vivo e bellissimo ricordo!

Quella donna era davanti alla capanna del suo villaggio e cantava cullandosi tra le braccia sua figlia di un anno con una felicità coinvolgente: “La mia bambina è la più bella del mondo, la mia bambina è la più bella del mondo!”. Incuriosito, mi sono avvicinato per chiederle e per cercare di capire perché cantasse quel motivo così gioioso e di esultanza per tutto il villeggio... Non passa che qualche attimo. Guardandola meglio da vicino, quasi fissandola negli occhi, mi sono accorto che la donna era non vedente… Così, la saluto ringraziandola per quella bellissima preghiera che aveva intonato quella mattina in tutto il villaggio!



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