P. Lino Sgarbossa, uomo di Dio
Ho conosciuto p. Lino quando è arrivato a Brescia nel 2019. Riservato e schivo, evitava di essere al centro dell’attenzione. Forse, una conseguenza dalla sua esperienza come formatore in Messico e negli Stati Uniti.
In comunità, durante le riunioni, ascoltava molto e parlava poco, lasciando che i presenti esprimessero con libertà le proprie opinioni, arrivando ad una decisione condivisa. Questa scelta, gli ha fatto guadagnare subito la nostra stima.
Padre Lino riusciva ad entrare nel mondo degli altri con umiltà e rispetto, cercando di capire problemi, difficoltà, situazioni. Più che fornire consigli, lasciava che fosse la persona stessa a trovare le soluzioni e aveva pazienza. Di intensa spiritualità, coltivava ogni giorno la preghiera e l’ascolto della Parola, dedicandovi tempi e spazi, nonostante i suoi impegni. Era un uomo di Dio che per primo sperimenta e vive l’incontro con il Signore, proponendolo poi agli altri. Le sue omelie erano profonde, infondevano fiducia e speranza, con spunti concreti, che toccavano da vicino certe situazioni e realtà della nostra vita personale e comunitaria, spronandoci a cambiare in meglio.
Era una persona moderna, attento alla realtà e al mondo. Conosceva bene internet, i computer e l’elettronica in generale. In questo campo, ci rivolgevamo a lui che ne sapeva più di noi. Leggeva e si informava su tante cose, ricevendone un’apertura mentale e culturale, oltre che capacità di capire la nostra realtà sociale, missionaria, di congregazione e di Chiesa. All’inizio delle riunioni comunitarie, proponeva riflessioni coraggiose, nella linea di una Chiesa aperta, sinodale, missionaria, solidale con gli ultimi. Conosceva e citava brani di autori di spiritualità del mondo odierno.
La sua attenzione ai poveri non era teorica, ma concreta, reale. Se all’ora dei pasti, suonava al campanello di casa qualche persona bisognosa, p. Lino dedicava po’ di tempo. È stato lui a preparare e incoraggiare la nostra comunità a fare il passo, non facile, di aprire la casa all’accoglienza dei profughi ucraini.
Rettore ed economo, negli ultimi tempi gli è costato non poco assolvere a questi due compiti impegnativi. Nei fine settimana viveva il suo servizio alla comunità preparando i pasti, dedicandovi tempo e attenzione.
Gli ultimi mesi a Brescia li ha trascorsi in ospedale. Non l’ho mai sentito lamentarsi, nonostante il protrarsi della degenza e il lento e progressivo peggioramento della sua salute.
P. Lino ha vissuto la missione con disponibilità, dicendo tanti sì, anche se non è stato sempre facile. Il suo amore per la famiglia saveriana l’ha portato a seminare, in tanti contesti, bene, umanità e amicizia. Alla fine della sua vita ci ha mostrato cos’è la speranza, ovvero affidarsi con fiducia all’amore del Padre che non viene mai meno. Il Signore ora accoglie p. Lino nella sua casa come servo buono e fedele, che prende parte alla sua eterna gioia.







