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P. Giacomo Rigali e la scelta all’in giù

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Padre Giacomo Rigali, già consigliere generale dal 1989 al 1995 e missionario in Bangladesh e nelle Filippine, è salito al cielo il 3 marzo 2022. P. Eugenio ha pronunciato l’omelia funebre a Borno (BS), paese natale di p. Rigali. E p. Borrelli dalle Filippine ha inviato il suo ricordo.

Padre Giacomo era un amico della realtà, non perché fosse d’accordo o perché gli piacesse tutto quello che vedeva o succedeva, ma perché, a partire dalla sua Fede, cercava sempre un significato, una mediazione, una speranza, un’apertura, una possibilità. E lo ha fatto anche nel suo ultimo passo: pienamente consapevole della realtà, della malattia.

San Gregorio Magno diceva: “… Sono come soldati che fuggono dal campo di battaglia, e cercano di vincere la guerra vivendo comodamente nella città” (Moralia, 7, 28,34). P. Giacomo non è rimasto in città, non si è chiuso nell’ovile, non è fuggito dal campo di battaglia, ma è andato a cercarsela - per così dire - in Bangladesh, tra i più poveri dei poveri, nel trovare metodo e modo per far conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo a chi non lo conosceva; nelle Filippine, tra le comunità cristiane nelle baraccopoli, prima ancora in Brianza quando, come giovane presbitero, animava missionariamente le parrocchie e i giovani di quelle comunità cristiane. Ha portato Gesù a tante persone, giovani, anziani, malati, famiglie nella disgrazia (“venite a me ... e io vi darò ristoro”). Non si stancava mai di lasciare la porta aperta, nonostante le difficoltà e i conflitti.

P. Giacomo aveva un carattere poliedrico, ricco e affascinante, un po’ anche ignoto. Io stesso, che sono stato accanto a lui per un bel po’ di anni nelle Filippine, non pretendo di averlo conosciuto totalmente Aveva un ricco volto umano e spirituale e uno stile di vita sobrio, nel mangiare, nel vestire, nel gestirsi; non era amico del superfluo. Arrivava a volte tardi, dopo il ministero, e la cena consisteva in due cucchiai di riso bollito già freddo, un pezzo di pesce, una banana... Il tutto era accompagnato da un bicchiere d’acqua, dall’immancabile tazza di caffè, così avrebbe dormito meglio!

Le immagini, le espressioni, i simboli che usava nelle sue omelie erano molto efficaci. Una di queste era la scelta all’ingiù! Ovvero, la scelta di Gesù Cristo che deve alimentare e motivare ogni scelta cristiana; soprattutto quella vocazionale missionaria e dei religiosi. Lo diceva a tutti noi, ai giovani saveriani tentati dalla comodità, dalla scelta all’in su…, dello status, della carriera, degli studi invece che del servizio, dell’umiltà, dell’amore ai poveri. 

Aveva una concezione sportiva della vita, della fede, della missione e delle inevitabili difficoltà. E la condivideva con gli altri, aiutando molti ad uscire dalla sofferenza, a intravedere una luce, una speranza.
Leggeva decine e decine di libri, ma non scriveva una riga. Leggeva, rifletteva, discuteva…  Affrontare un dialogo con lui, su questioni teologiche, pastorali, formative o umane, risultava sempre un’avventura avvincente. Faceva bene al cuore e alla mente. Era l’incarnazione di una riflessione teologica e umana… inarrestabile e dentro una visione del mondo attualissima, più avanti di quella di tanti giovani… Immagino che, come ci aveva promesso, p. Giacomo avrà già fatto molte domande al Padre Eterno, come sempre lo chiamava lui, sui motivi di tanta confusione nell’universo. Almeno adesso, dovrebbe avere tutto chiaro, mentre la nostra “confusione” continua!

Giacomo, in questi anni, era il nostro lolo (nonno). Incarnava la bellezza - e la drammaticità - dell'essere adulto, del diventare anziani. “Non abbiate paura dei cambiamenti”, confidava ad alcuni suoi giovani confratelli. A voi familiari, a noi saveriani, a voi comunità tutta di Borno un invito: coltivate una memoria vivente di p. Giacomo! Lui appartiene a questa comunità, nato dalle vostre radici; è un vostro “tesoro”, insieme ad altri, da non perdere.

Caro Giacomo, per tanti di noi sei stato l’ispirazione e l’indicazione per un cammino autenticamente umano nella vita religiosa-missionaria, lontano da ogni forma di clericalismo o pretesa di definire Dio secondo certi schemi superati. Per tutti noi, era importante avere la tua voce scomoda che ti fa pensare a modi diversi di essere discepoli missionari di Gesù. Per te, essere missionario non è stato un mestiere, o un semplice servizio reso agli altri, ma un modo concreto di vivere la fede cristiana; un vero e proprio stile di vita, parte della tua identità.
Giacomo, il cammino continua, tu rimarrai per noi l’interprete di uno stile missionario audace e sempre in dialogo col mondo. Grazie! Maraming salamat po, padre.




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