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P. Corinaldesi, silenzioso ricercatore

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Savio, silenzioso ricercatore e pacatamente grande fino alla fine da lasciarci frastornati e a bocca aperta nel silenzio della notte. Ho apprezzato la tua grande voglia e sete di sapere proprio come quella di un vero contadino capace di ben scoprire ed eliminare le cattive erbe del suo campo.

Ho apprezzato la tua grande maestria nel saper creare un contatto personale e confrontarti con le tante e diverse problematiche, sapendo ben entrare così negli insoliti cunicoli dell’amicizia veraHo apprezzato quel tuo silenzio che mi diceva tante cose, perchè tu, non contento della tua prima scoperta, eri sempre pronto ad andare al di là per poter pensare e creare.

Ho apprezzato quella tua grande voglia che lungo la giornata ti teneva inchiodato per ore davanti al tuo personal computer, ad interrogarlo con le tue tante domande che ti eri portato dal Brasile. Ho apprezzato la tua grande voglia di un uomo sempre alla ricerca della verità, in quelle riflessioni ben misurate che sapevi umilmente condividere nei nostri incontri. Ho apprezzato ed ora ti ringrazio di aver vissuto in questi ultimi tre anni accanto a te e mi sento fiero di averti offerto la mia mano e il mio aiuto.

Ecco cosa hanno detto di te alcune persone che in questi ultimi anni hanno potuto incontrare p. Savio Corinaldesi al quarto piano della nostra Casa Madre a Parma.
“Grazie p. Savio. Grazie per la grande persona che sei stata, grazie per tutta l’immensa umiltà che lascia il suo segno ben impresso nella mia mente e nei miei ricordi. Ci lasci con una grande vuoto” (Michela Mihu).
“Padre Savio mi faceva soggezione. Aveva occhi verdi vivi e sguardo pieno di forza. Era chiuso nella prigione del suo corpo, ma affrontava la vita con tanta dignità” (Cristina Torelli).

“Carissimo p. Savio grazie di averti conosciuto. La tua morte improvvisa mi spezza il cuore. Mi ricorderò sempre la tua grande umiltà e gentilezza. Nonostante la tua sofferenza, sei stato sempre gentile con tutti. Quanti grazie mi hai detto. Mi hai trattata sempre come una tua sorella. Ti voglio tanto bene” (Meseret Amanuel).
“Mi colpiva di lui la ferrea volontà di mantenersi autonomo nonostante l’evidente difficoltà a controllare i movimenti. Le prime volte, quando mi sembrava affaticato e incerto, gli offrivo il mio aiuto, che veniva sempre rifiutato con fermezza. Sedeva sempre allo stesso posto silenzioso e attento a quanto avveniva intorno a lui. La prima volta che abbiamo giocato a carte insieme l’ho fatto innervosire e mi ha sgridato. Era un bravo giocatore e partecipava volentieri. Amava fare le parole crociate. Avrei voluto dedicargli più tempo! Però, domenica 3 marzo l’ho visto seduto ad uno dei tavoli con la pagina delle parole crociate di Famiglia Cristiana aperta davanti, giocherellava con una matita. Un invito chiaro e silenzioso… abbiamo completato lo schema con fatica e con l’aiuto di altri confratelli. Un momento sereno insieme è l’ultimo ricordo che ho di lui” (Emanuela Cavallini).

Savio per me era una persona molto intelligente e saggia, trasparente nelle sue azioni. Era solo preoccupato di non disturbare nessuno, nonostante la sua malattia. Non si lamentava mai. Trasparivano in lui sempre la serenità e la fraternità. Era umile e onesto, preoccupato solo di fare del bene. I suoi saggi consigli hanno guidato molte persone nella via della santità. In un’intervista, parlando della sua malattia, diceva: «Sì, ho il Parkinson. Ma il Parkinson non sa come siamo fatti noi missionari». Non gli piaceva essere superiore, voleva sempre essere fratello fra i fratelli” (p. Marcello Zurlo, sx).

Il silenzio di p. Savio è il silenzio di chi riflette e che sa quanto conti la parola. È il silenzio di chi prudentemente pensa prima di poter agire. È il silenzio di chi medita nella ricerca della parola adatta. È il silenzio però di chi non ha paura alcuna. Questo silenzio di Savio mi ha sempre colpito in questi tre anni di vita assieme sotto lo stesso tetto ma, a dire il vero, mi ha anche un po’ intrigato con quei tanti perché che esso mi provocava.
I suoi silenzi e le conseguenti riflessioni ci aprivano orizzonti nuovi perchè ci portavano a scoprire con gioia una parte del suo grande cuore, sempre aperto a contemplare i piccoli e gli esclusi di questa nostra società d’oggi.

Grazie, p. Savio! E non dimenticarci. Adesso siamo noi che abbiamo bisogno del tuo aiuto.




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