P. Barbini: A 83 anni… ancora missionario in Giappone
È così: da tanti anni, dal mattino alla sera, lì vicino a noi c'è il campanile della Pagoda buddista che con il suo gong scandisce quelle che noi in Italia chiamiamo le ore dell"'Ave Maria", dell"'Angelus Domini" e del "Vespro".
Rientrato in Italia, dopo cinquant'anni, invece, ho trovato che le campane dei nostri campanili sono spesso silenziose. In Giappone non manca niente: e le persone incontrate mi sembrava che non avessero bisogno di me per le cose materiali. C'erano le piccole Comunità cristiane e molte persone amiche che stimano il nostro messaggio cristiano.
Gli anni passavano, venivano meno le forze: pensavo cosa avrei potuto fare. Ci hanno pensato i due vescovi della città-diocesi di Osaka, mons. Yasuda e mons. Ikemanga. Mi hanno portato a far visita ad alcuni ospedali dell'assistenza sociale, affinché io in seguito visitassi gli ammalati. Sono uomini e donne del ceto operaio e braccianti, venuti dalle isole per fare qualsiasi lavoro. Essi, lontani dai familiari, quando si ammalano, oltre a perdere la salute, perdono anche i vincoli familiari.
Così ho iniziato il mio lavoro vari anni fa ed ogni mese facevo il giro degli ospedali nelle periferie della città, e fraternizzavo con circa 900 malati, in maggioranza non cristiani. Qualcuno sono riuscito a portarlo al battesimo: pochi, perché appena convalescenti ritornavano a fare qualche lavoro per vivere. Accoglievano la mia amicizia e spesso pregavamo insieme, e mi chiedevano di parlare loro di Gesù.
Nei miei viaggi incontravo alcuni di loro per strada e per primi mi dicevano: "Mi ricordi? Le preghiere che mi hai insegnato in ospedale le recito tutti i giorni".
Quello che mi ha dato coraggio è che in questi ospedali sono stato sempre accolto bene dal personale, pur essendo in maggioranza non cristiani. Oltre a questo, la mia permanenza a fianco degli ammalati, ha suscitato la collaborazione dei laici cattolici. Si sono organizzati e, a turno, uomini e donne si sono uniti a me nel visitare quella povera gente. L'iniziativa, partita dai vescovi, è poi diventata programma delle diocesi.
Questa esperienza, con tutte le altre avute nei cinquant'anni di permanenza in Giappone, mi fanno essere gioioso della missione e ringrazio il Signore.








