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P. Angelo Calvi ...Quel giorno, sessant’anni fa

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Una giornata splendida il 1 marzo 1947! Di buon mattino, con i compagni della scola cantorum dell’istituto missionario di Grumone ci incamminiamo verso Corte de’ Frati per la Messa celebrata dai due fratelli Piero e Angelo Calvi, ordinati sacerdoti il giorno prima da mons. Cazzani.

Una festa grandiosa

2007 4 Calvi2Arriviamo a l’era di nud - il cortile dei nudi (così lo chiamava p. Piero) di casa Calvi e rimango incantato di fronte ai due fratelli. Li guardo con simpatia e ammirazione. Una festa grandiosa univa tutto il paese, facendo dimenticare le lotte politiche che scuotevano l’Italia.

Nella chiesa parrocchiale eseguiamo la "Messa Eucaristica" di Lorenzo Perosi, tra la commozione e la gioia del parroco don Bozzuffi, molto affezionato ai suoi due giovani parrocchiani. Ci viene offerto il pranzo. Nel pomeriggio terminiamo gli ultimi preparativi per la serata in teatro, dove la nostra filodrammatica ha presentato il dramma "Il Battesimo di sangue" del Basari. Tutto il popolo si stringe attorno ai due festeggiati e la rappresentazione è un successo.

È stata una giornata indimenticabile, fissata nella storia del paese e nel mio cuore. Quel giorno rinnovai la decisione di pentare sacerdote-missionario come loro.

Gli eroi delle Mentawai

Non era la prima volta che mi recavo in casa Calvi: portavo le scarpe rotte della comunità e le ritiravo aggiustate dallo zio Ottorino, taciturno e curvo sul tavolo di lavoro. Papà Luigi muratore e mamma Barbara casalinga avevano dato alla chiesa, oltre ai due figli missionari, Giannino camilliano e Adele religiosa laica. In casa, a continuare il lavoro e il nome, era rimasto Adolfo, terzogenito di cinque figli.

I due fratelli Calvi partirono per l’Indonesia nel 1954. Quando tornarono in Italia per un po' di riposo, i due vennero all’istituto di Cremona entusiasmando tutta la comunità con il racconto della loro esperienza missionaria tra "i primitivi delle Mentawai". In loro onore preparammo uno spettacolo teatrale.

Padre Rossini musicò un brano che iniziava così: "su quattro smeraldi di mare, tra mille riflessi di perla… O terra del mio cuore Mentawai, sol te desiderai".

A Sikakap, nella tana dei topi

Un giorno, dodici uomini di Sikakap, l'isola più a sud delle Mentawai, dopo tre giorni di viaggio in canoa sull’oceano Indiano, giunsero a Siberut. Non avendo il permesso della polizia per lasciare la loro isola, furono arrestati. Padre Angelo ottenne la loro liberazione e accolse con gioia l’invito di andare nel loro villaggio di Matobe, perché volevano pentare cattolici. Così il cattolicesimo entrò nell’isola, fino ad allora affidata dal governo olandese alle cure dei pastori protestanti.

Padre Angelo e p. Patacconi giunsero a Sikakap il 16 dicembre 1958. Acquistarono dai commercianti di Sumatra una baracca di legno in riva al mare. Pensavano che sarebbe stata provvisoria, invece in quella tana di topi e zanzare rimasero per due anni.

Arco, frecce e canoa

Alcuni mesi dopo, p. Angelo fu invitato a seppellire una bambina cattolica del villaggio di Beleraksok. Sul sentiero, due uomini armati di arco e frecce gli impedirono di proseguire. Padre Angelo tornò triste sui suoi passi e la piccola non ebbe riposo neppure nel cimitero protestante. In seguito, i due indigeni Absalom e Joakim si presentarono a lui chiedendo di essere accolti nella religione cattolica.

"Fu a Matobe - racconta p. Angelo - che un’onda improvvisa dell’oceano travolse la leggera canoa su cui viaggiava p. Patacconi che si vide perduto, perché non sapeva nuotare. Gridò: «Signore ti offro la mia vita per le Mentawai!». In quell’istante sentì sotto i piedi il fondo di sabbia. Si alzò; l’acqua non gli arrivava neppure all’ombelico". Padre Angelo che lo aveva preceduto, seguì la scena dalla spiaggia e scoppiò a ridere



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