Nuovo stile di presenza
I saveriani sono in Camerun da trentaquattro anni e si sono fatti conoscere, stimare, amare. I vescovi, il clero e i religiosi apprezzano molto la loro presenza sempre attiva, dinamica, efficace e discreta. Ma, soprattutto i fedeli delle comunità da loro animate sanno ammirare, nella giusta misura, il loro stile di vita, il loro modo di fare missione e di inserirsi nelle diverse realtà locali.
In Camerun essi sono presenti soprattutto nelle periferie di città importanti come Yaoundé, la capitale del Paese, Douala, la capitale economica (quasi due volte la popolazione di Roma), Bafoussam, città più piccola ma molto viva.
Formazione umana e cristiana
È soprattutto in queste periferie che i saveriani hanno saputo inserirsi e creare del nuovo. Hanno dato vita non solo a parrocchie e strutture materiali, pur necessarie, ma anche a un nuovo stile di presenza. Infatti, essi vivono in mezzo alla gente, in quelle aree (soprattutto urbane) dove si addensano migliaia di persone, in condizioni a volte difficili e precarie.
I missionari entrano nelle case, sono vicini alle persone malate e in difficoltà, partecipano ai momenti di dolore e di gioia, si preoccupano della formazione umana e cristiana delle persone, dei gruppi e delle famiglie. Cercano di far aprire gli occhi su tante situazioni di ingiustizia. Sono aspetti che la gente apprezza e lo dice apertamente; tanto che quando, sette anni fa, si è pensato di creare dei gruppi di amici dei saveriani, molte persone ci hanno detto: “Finalmente! Ma cosa avete aspettato?”.
I gruppi amici dei saveriani
Ora ci sono ben cinque gruppi attivi, di cui due di giovani. I padri Fernando García e Giovanni Montesi animano i tre gruppi di adulti a Yaoundé, Bafoussam e Douala. Ci aiutava in questo anche il compianto p. Carlo Girola.
I padri Pierre Emalieu e Carlo Salvadori accompagnano invece i gruppi giovani a Bafoussam e a Douala. La prima tappa che questi “amici” stanno percorrendo è conoscere in profondità il nostro santo fondatore e vescovo Conforti, il suo carisma e la sua spiritualità missionaria. La seconda tappa è rendere coscienti tutti i battezzati del loro essere missionari per natura. La terza consiste nell’impegno concreto a fianco dei saveriani, nelle proprie comunità parrocchiali di provenienza.
Alcuni momenti forti
Questo impegno si caratterizza per alcuni momenti forti. Per esempio il “mese missionario” (ottobre) che culmina con la Giornata missionaria mondiale. Come si sa, lo scopo è aiutare tutti i credenti ad aprirsi alla missione, non solo locale, ma anche universale.
C’è poi la giornata della “santa infanzia”, che coincide con l’Epifania e che vorrebbe stimolare i bambini ad essere missionari con i loro coetanei, aprendosi al mondo intero. Un terzo appuntamento forte è il 24 marzo, Giornata dei martiri della fede e della carità.
Spesso i cristiani ignorano che tutti i giorni ci sono nel mondo persone che pagano caro la coerenza con la propria fede.
Un altro appuntamento è la Pentecoste, festa tipicamente missionaria, nella quale, grazie al dono dello Spirito, nasce la prima comunità cristiana, aperta fin da subito alla missione in tutte le direzioni.
Giovani in missione e il movimento dei laici
A Douala, dove ci sono i gruppi più “anziani”, le attività concrete si moltiplicano. Recentemente, i giovani hanno vissuto alcuni giorni di “missione” in un’isola al largo delle coste camerunesi.
Il gruppo degli adulti organizza ogni anno una giornata “porte aperte” per allargare la rete degli amici e per fare un gesto concreto di solidarietà con una missione, oppure con i saveriani impegnati nella formazione dei futuri missionari camerunesi e ciadiani.
I laici sono una realtà nata da poco, ma promettente. Le prospettive sono ambiziose: creare poco a poco un “movimento missionario” di laici (uomini, donne, giovani) che si impegnano con noi consacrati, dando del loro tempo per affiancarci, anche uscendo per tempi limitati dal loro Paese di origine e recarsi altrove, con i saveriani.
Siamo convinti che l’Africa possieda un potenziale missionario enorme. È un’opportunità e un dono del Signore. Perché non coglierlo?
Magari un giorno si troveranno “in missione” laici camerunesi, italiani, indonesiani, accomunati dall’ispirazione di san Guido Conforti.







