Nuovi saveriani si presentano
Sono Ardin, vengo dall’Indonesia e ho 27 anni. Nella mia famiglia siamo 7 fratelli. Mio papà è morto nel 2009 e mia mamma nel 2012. Ho conosciuto i saveriani, durante il primo anno di liceo, grazie a p. Manuel, animatore vocazionale. Mi ha dato un libro che parlava di san Guido Maria Conforti. Mi colpiva leggere i tanti paesi dove i saveriani svolgono la loro missione. Così, ho deciso di partire anch’io e nel 2011 sono entrato da loro a Yogyakarta. Ho concluso lo studio della filosofia nel 2018. Dopo sette anni in Indonesia, desideravo andare in Africa, ma sono stato mandato qui in Italia.
I confratelli mi hanno accolto calorosamente e ho avvertito davvero il clima di fraternità. Alcuni di loro mi ascoltano e mi fanno domande per incoraggiarmi a dire ciò che provo. Sapere che attorno a me ci sono persone che mi vogliono bene suscita in me gioia e serenità. Per me, l’Italia è la mia prima missione ad-gentes. Mi sto impegnando con tutto me stesso per studiare l’italiano, per capire la mentalità della gente. Faccio il possibile per diventare una bella testimonianza di vita missionaria. Sinceramente, mi sento come un bambino che inizia tutto da zero. Sono pronto a dare fiducia ai formatori e camminare insieme con i miei confratelli. Ogni obiezione o valutazione che mi viene indirizzata, la considererò un aiuto per farmi crescere in questo cammino vocazionale (Ardin).
Sono Johny e anch’io vengo dall’Indonesia. Primo di cinque fratelli, sono cresciuto in una famiglia cristiana. Sono entrato tra i saveriani nel 2011 a Yogyakarta. Alla fine del 2018, con Ardin siamo partiti per l’Italia e così ora mi trovo a Parma.
Ho scelto i saveriani per la missione ad-extra, cioè per poter lasciare la propria terra e famiglia e andare altrove, annunciando il regno di Dio. In questa famiglia missionaria ho sentito che il Signore mi vuole tanto bene. Quest’esperienza diventa uno stimolo per andare verso gli altri, soprattutto verso coloro che non conoscono ancora Gesù. Da quando siamo arrivati a Parma, mi sono meravigliato del modo in cui i confratelli ci hanno accolti. Ci hanno fatto sentire a nostro agio; si respirava un clima di fraternità. In questi mesi, mi sono lasciato interrogare dalla novità, sia nel contesto di Parma, sia nello studentato. Mi riferisco prima di tutto alla lingua italiana che devo imparare. Per quanto riguarda il cibo non ho nessun problema, anzi devo ammettere che quello italiano è molto buono. Stare a Parma lo considero una grazia e, nello stesso tempo, un impegno da compiere responsabilmente. Io ce la metto tutta (Johny).
Sono Jean Bertin e arrivo dal Congo RD. Il desiderio di servire il Signore è iniziato quando ero al liceo. Amavo pregare e meditare sul Salmo 26: "Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco, abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e prendere cura del suo santuario". In questo versetto trovo ancora due verbi che corrispondono al mio desiderio: "servire e contemplare".
Dopo il liceo, sono partito per continuare gli studi all’università di Bukavu. Una domenica, ho partecipato a un raduno dei giovani, organizzato dalla diocesi, e ho incontrato p. Rolando Trevisan, che considero come la stella che mi ha guidato. Osservare come egli annunciava la Parola di Dio, con gioia, nonostante la sua età, ha suscitato tante domande. Perché questo “vecchio” (nella mia lingua è un complimento!) ha accettato di lasciare il suo paese per venire ad annunciarci la buona novella di Dio? E io, che sono giovane, sono capace di annunciare la Parola di Dio a chi non la conosce? Queste due domande mi hanno ricordato i due verbi che meditavo quando ero al liceo (servire e contemplare).
In quell’incontro, ho capito meglio qual era il carisma dei saveriani: "proclamare il Regno di Dio dove non è ancora riconosciuto”. Così, nel 2012 sono stato ammesso tra i saveriani a Bukavu. Ora, continuo la formazione allo studentato teologico Internazionale di Parma (Jean Bertin).
Facevo la scuola primaria, quando è cresciuto in me il sogno di essere missionario. Ho iniziato facendo parte di un gruppo di giovani missionari francescani della mia parrocchia. Lì, è maturato in me il desiderio di donare la mia vita a Dio. Frequentavo già la scuola secondaria. Il mio parroco mi ha indirizzato nel gruppo vocazionale, dove ho incontrato p. Crispin, che è diventata la mia guida spirituale.
Durante un ritiro, ho conosciuto p. Antonino Manzotti che mi ha molto colpito per la sua disponibilità a servire: la semplicità, l’amore per la preghiera e soprattutto il tempo dedicato alle confessioni. Dopo alcuni mesi, leggendo un libro dove si presentavano tutte le congregazioni presenti nella diocesi di Bukavu, sono rimasto colpito dal carisma dei saveriani, soprattutto dall’idea di “fare del mondo una sola famiglia in Cristo”. Quando ho detto a p. Crispin che volevo entrare da loro, lui mi ha proposto di diventare francescano, ma io ho rifiutato. Così, sono andato da p. Antonino Manzotti per farmi spiegare qualcosa in più. Nel 2012, ho iniziato la formazione dai saveriani. Adesso mi trovo nella comunità internazionale e interculturale di Parma, dove sto imparando lingua e cultura italiana. Lo slancio missionario non cessa mai di crescere in me ogni giorno. In comunità, siamo di diverse nazionalità, ma la nostra diversità è la nostra ricchezza! (Jean Marie)













