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L'assemblea si è riempita di luce

Teresina Caffi, saveriana missionaria di Maria, dalla repubblica democratica del Congo racconta l'esperienza della Pasqua vissuta dalla comunità cristiana nella missione di Bukavu.

Bukavu, una città del Congo, sul lago Kivu. Come noi che viviamo nel quartiere Nguba, così anche gli altri gruppi, usciti dalla Messa della notte di Pasqua, si sono allontanati nella notte, cantando e danzando. Ma la festa dei nuovi battezzati supera quella di tutti gli altri: ottantasei fra ragazzi, ragazze e adulti. La Messa è cominciata alle 7 di sera; alle 10 eravamo all'offertorio; è solo verso la mezzanotte che abbiamo raggiunto le nostre case. Nessuna noia però. Anche il sonno è vinto da un crescendo di gioia e di danze, iniziato con il canto dell'alleluia pasquale.

L'oscurità, all'inizio, ci avvolgeva tutti e ci rendeva indistinti nella chiesa affollata. Dava il senso del comune peccato e del comune bisogno di salvezza. Gesù-luce avanzava fra noi nel simbolo del cero, e gradualmente l'assemblea si riempiva di luce. La liturgia, preparata con cura e vissuta con dignità, ci ha fatto accostare alle letture dell'Antico Testamento: la creazione, l'oppressione e la liberazione dall'Egitto... simbolo di una liberazione non solo politica. A pochi chilometri di distanza, rilucono le luci del Rwanda, memoria continua di una minaccia non ancora spenta.

Dio ha i suoi modi di vincere

Mi parlano di un soldato congolese affiancato a chi voleva occupare la città nel giugno 2004. Entrato in chiesa proprio nei giorni dell'attacco, era stato colpito dalle parole ascoltate e aveva detto: "Non posso combattere contro il mio popolo". Era tornato nella sua famiglia, rifiutando di andare con chi era venuto a cercarlo per la guerra. Dio ha il suo modo per vincere.

Così Dio ha vinto in questi giorni, in un villaggio a pochi chilometri dalla città. Un uomo anziano, che l'anno scorso aveva ricevuto il battesimo, nel suo bananeto aveva due caschi di banane mature. In questo tempo di penuria, da tempo pensava a come usarle. Al mattino però, alzatosi, trovò che erano stati tagliati nella notte. Passati alcuni giorni, un militare ha bussato alla sua porta. Porgendogli venti franchi (circa 25 centesimi di euro) gli ha detto: "Sono stato io a tagliare i tuoi due caschi di banane e sono venuto a chiederti perdono. Avevo fame e non sapevo che fare. Uno l'ho mangiato, l'altro l'ho venduto. Ti do questa piccolissima somma che ho".

Il vecchio lo ha guardato a lungo; ha accettato gli spiccioli, dicendo: "Non paghi certo le banane che hai preso con questo denaro". Poi ha preso un cesto, è salito sull'albero di avocado, ha riempito il cesto di frutti e li ha consegnati al soldato. La gente ha insultato il vecchio per il suo gesto. Ma anche questa è una vittoria di Dio.

La festa della vita nuova

In città la guerra sembra allontanata, ma rimane la sua ancella: la miseria, con il suo carro di mali. Anche i capi del Paese sembrano non prendersi cura del popolo, che è allo sbando e, volente o nolente, deve pagare tutto: i militari, gl'insegnanti, le medicine, l'ospedale... e un'infinità di tasse ingiustificate.

Ma in chiesa si può danzare, saltare, cantare, sperare nell'Unico che non tradisce. Dopo la aver letto dal vangelo il racconto delle donne al sepolcro, il missionario aveva invitato ad applaudire alle donne, ricevendo l'entusiasta consenso dell'assemblea femminile: "Questi nostri uomini che hanno venduto il Paese...!" - esclama scotendo la testa la mia vicina. Uomo o donna, dice però il missionario, “la buona notizia oggi è per tutti: Cristo ha vinto la morte!”.

Poi abbiamo rinnovato con i battezzandi le promesse battesimali. Le litanie dei santi sono speciali, composte dai nomi dei santi patroni dei nuovi battezzati. Mentre il coro canta, alcuni giovani vengono verso l'altare portando l'acqua in un recipiente sulla testa, come quando si va ad attingere alla fontana, e poi la rovesciano nelle bacinelle pronte per il battesimo.

Benedetta l'acqua, i candidati si avvicinano alle bacinelle, con i loro padrini o madrine. Le ragazze, ben acconciate, sono raggianti. Ricevuto il battesimo, scompaiono in sacrestia, per indossare l'abito bianco, mentre i ragazzi indossano un foulard bianco al collo. Davanti a noi scorrono le ragazze e le donne, emozionate e felici. Al passaggio di una, le donne dell'assemblea ridono fra il divertito e il compiaciuto, e poi applaudono. Era una nota donna di strada , alle prese con l'alcool. Anche lei passa raggiante, entra in sacrestia e spunta dall'altro lato, con tutte le altre, vestita di bianco.

I nuovi battezzati danzano la loro gioia sull'altare, mentre nell'assemblea tutti cantano e danzano. Dopo l'unzione con il crisma, cominciano i canti d'offertorio: lunghi, festosi, danzati. La comunione è anzitutto offerta ai nuovi battezzati, poi a file interminabili di persone. I canti si moltiplicano e culminano in quello finale di ringraziamento. Il diacono invita tutti a tornare a casa in gruppi, cantando e danzando, per non incontrare pericoli. È notte fonda.

I segni della speranza pasquale

Giovedì santo, nell'adorazione dopo la Messa della “ Cena del Signore ” , un uomo ha pregato ad alta voce: "Ti preghiamo, o Padre, per il Paese vicino: riempili della tua pace... ". Il Paese vicino è quello che dal 1994 non cessa di pesare fortemente su tutta la regione e sulla nazione congolese. È la preghiera per i "nemici". Ma il popolo non li chiama mai così, anche se sanno come stanno le cose. "Questi nostri fratelli" - dicono.

Venerdì, mentre vado alla Via Crucis , due donne davanti a me allungano il passo, parlando tra loro. Le sento dire: “Nel quartiere vicino, c'è una ragazza di dodici anni rimasta sola con due fratellini dopo la morte dei genitori. La parrocchia ha trovato per loro una piccola casa. Domenica, dopo la terza Messa, andiamo a visitarla: ciascuno porta un vestito o qualcosa da offrirle”. Anche questa è Pasqua. Poveri, solidali con altri poveri.

Guardo in chiesa questo popolo colpito, umiliato, ucciso, ridotto alla fame da nove anni di guerra. Quegli uomini magri che ondeggiano dentro vestiti sempre troppo larghi. Vestiti dignitosi e semplici, di chi non riesce, anche la domenica, a vestire se non un abito logoro. Tanti giovani e ragazzi; ben pochi i vecchi. Riempiono la collina che è in faccia a noi. Osservo queste persone che danzano, cantano, pregano.

Forse sono figli di un Dio minore , per il peso enorme che la vita ha posto sulle loro spalle. Ma, poiché Gesù Cristo ha scelto i poveri e gli ultimi, sono convinta di avere l'onore di guardare e incontrare i primi di un banchetto al quale sarò io la povera , a rischio di non avere posto. Meglio che ce li facciamo amici da adesso, che ci tirino verso il tavolo, facendoci un posto, magari allo stretto, come sono abituati a fare, anche in chiesa. Sulla panca, come nell'auto, ci sta sempre uno in più.



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