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Notizie: Mondo Saveriano, Brasile, Timor Est, Camerun, Uganda...

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Dal mondo saveriano

Due nuovi Diaconi a Jogyakarta: il 6 aprile 2002, Andreas Sutiyo e Yakobus Sriyatmoko sono stati ordinati diaconi, nella Cappella del Seminario Maggiore s.Paolo, da mons.Ignatius Suharyo, arcivescovo di Semarang. Ci siamo uniti alla festa dei confratelli dell’Indonesia. La domenica successiva, nel Santuario Beato Conforti a Parma, altri due Saveriani hanno ricevuto il diaconato: Carlos Aguado Orta e Joanes La Nike. Ordinante l’arcivescovo di Ravenna mons.Giuseppe Verucchi, invitato per ricordare che quest’anno ricorre il centenario del servizio episcopale di mons.Conforti.

* Mozambico: La missione Saveriana ha celebrato la Pasqua di quest’anno con particolare gioia e gratitudine, anche per l’apertura della scuola di Chemba e il buon esito della perforazione dei pozzi: Chemba e Sena hanno l’acqua potabile assicurata proprio nell’anno che, dopo due di inondazioni, si prevede di grande siccità. La prossima "allegria" a Dio piacendo, sarà l’arrivo dell’energia elettrica. Il Mozambico guarda con ottimismo al futuro, nonostante la preannunciata siccità.

* Sierra Leone: la sistemazione della parte più vecchia della Casa Regionale di Makeni è a buon punto: cinque confratelli vi abitano già regolarmente. Nella parte nuova le riparazioni sono più impegnative, a cominciare dal tetto completamente asportato durante l’assenza dei Saveriani.

* Bangladesh: A Khulna, presso il dispensario santa Maria delle suore di Maria Bambina, dall’ottobre 2001 al febbraio u.s. si sono succedute quattro équipe italiane costituite da 8-9 persone tra chirurghi, anestesisti, infermiere. Con interventi di chirurgia maxillo-facciale, di ortopedia, di chirurgia pediatrica e generale, hanno curato molti poveri sfortunati. Qualcuna di queste équipe tornava in Bangladesh per la quinta volta. L’umanità e la generosità di questi volontari lasciano anche tra i non cristiani un segno molto comprensibile di carità cristiana.

La schiavitù c’è ancora al mondo

A oltre un secolo e mezzo dall’abolizione della schiavitù, in Brasile (e in vari altri Paesi, purtroppo) esistono ancora sacche di resistenza che non sembra facile eliminare. La schiavitù bianca si trova nel cuore dell’Amazzonia, nel Parà, nel Mato Grosso e in altri Stati. Il Ministero del Lavoro, ha scoperto recentemente nel Parà 4.500 persone sottoposte a un regime schiavista. Entrate a lavorare in una fazenda, non ne escono più per i debiti che contraggono continuamente. Lo stesso Ministero ha fatto sapere che, per ogni "schiavo" liberato, tre continuano a vivere nella stessa condizione.

Timor Est: si va verso la normalità

Con la partecipazione dell’86% degli aventi diritto al voto, il leader indipendentista Xanana Gusmão è stato democraticamente eletto primo Presidente della libera Repubblica di Timor Est. Ha ricevuto l’82,6% dei voti. Il suo rivale, Francisco do Amaral, ha corso soltanto per offrire un’alternativa ai votanti. Gli osservatori internazionali presenti alla tornata elettorale hanno dichiarato le votazioni libere ed eque. Gusmão ha guidato per 25 anni la lotta di indipendenza contro l’esercito indonesiano che nel 1976 aveva invaso la libera ex colonia portoghese. Lo scorso marzo, dopo 6 mesi di dibattiti, l’Assemblea Costituente aveva votato, approvandoli, i 170 articoli della nuova Costituzione.

I principi fondamentali della nuova Repubblica: diritti e doveri, organizzazione dell’economia e della finanza, difesa e sicurezza. L’articolo 11 suona così: "La Repubblica Democratica di Timor Est riconosce e valorizza la resistenza secolare del popolo contro la dominazione straniera e il contributo di tutti coloro che hanno combattuto per l’indipendenza nazionale. Lo Stato riconosce e valorizza la partecipazione della Chiesa cattolica nel processo di liberazione nazionale di Timor Est e garantisce protezione speciale a mutilati di guerra, orfani e tutti gli altri che hanno dedicato la vita alla lotta per l’indipendenza". Successivamente il testo si sofferma sul rispetto dovuto a tutte le confessioni religiose. Sui temi della giustizia, la Carta Costituzionale esclude il ricorso alla pena di morte e all’ergastolo, perché "la vita umana è considerata inviolabile".

Infine il 28 novembre 1975 è riconosciuto come "giorno di proclamazione dell’indipendenza della Repubblica Democratica di Timor Est". Scritto in portoghese, il testo della Costituzione sarà in seguito tradotto nell’altra lingua ufficiale di Timor Est, il tetum, e distribuito ai circa 900 mila abitanti.

Cameroun: integrazione della medicina tradizionale

"Medicina tradizionale e patrimonio terapeutico nazionale" è stato il tema della XIV Conferenza Medica Nazionale camerunese svoltasi in aprile, al Palazzo dei Congressi di Yaoundé. Un centinaio di guaritori tradizionali ha preso parte ai lavori; esposte nell’atrio del palazzo molte piante, polveri e alchimie varie utilizzate nelle pratiche terapeutiche tradizionali. La conferenza medica ha preso atto di una realtà che non può essere misconosciuta: la medicina tradizionale copre in Cameroun tra il 30 e il 70% delle pratiche sanitarie.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha constatato che nell’Africa sub-sahariana almeno l’80% delle persone consultano un guaritore quando sono malate. Dal 1981, è in corso in Cameroun un censimento ufficiale dei guaritori tradizionali, con l’intento di salvaguardare la professionalità della categoria e preservarla dalle migliaia di ciarlatani che affollano il Paese. La legge quadro camerounese del 1995 in materia sanitaria ha riconosciuto formalmente la medicina tradizionale e ha consentito la realizzazione di un servizio integrativo delle medicina tradizionale nel programma sanitario di base.

Dalla conferenza di Yaoundé sono emerse questioni urgenti che interpellano l’autorità statale, in particolare quella sul reale accesso della popolazione al Servizio Sanitario Nazionale. La povertà generalizzata, la precarietà delle infrastrutture pubbliche, la diffusa corruzione nell’ambito sanitario nazionale e la capacità della medicina tradizionale di assumere l’integralità della persona nel quadro complessivo del trattamento medico, sono alcune delle ragioni che hanno favorito il ritorno alle pratiche mediche tradizionali.

Uganda: Ribelli seminano terrore nel sud del Paese

I ribelli ugandesi dell’Esercito di Resistenza del Signore hanno attaccato numerosi villaggi nel Sudan meridionale al confine con l’Uganda. Lo riferiscono fonti ufficiali sudanesi precisando che un gran numero di persone si è riversato nelle zone rurali dell’Equatoria (1.200 chilometri a sud della capitale sudanese), dopo che i ribelli hanno appiccato il fuoco e saccheggiato alcuni centri della zona. Lo stesso esercito sudanese sarebbe stato costretto alla fuga, a causa della violenza degli attacchi. Non è stato fornito alcun bilancio ufficiale delle violenze.

Commentatori ritengono si tratti di una ritorsione nei confronti del Governo di Khartoum. Gli uomini di Joseph Kony avrebbero mal digerito l’accordo intercorso tra Sudan e Uganda per consentire alle truppe di Kampala di penetrare in territorio sudanese con l’obiettivo di dare la caccia ai ribelli. Inserito nella lista "nera" dei gruppi terroristici mondiali, stilata dagli Usa dopo gli attentati dell’11 settembre, l’Esercito di Resistenza del Signore ha seminato per anni il terrore nei distretti del nord Uganda e recentemente è tornato a colpire la popolazione civile.

Swaziland: Il re corre ai ripari

Il re Mswati II del Swaziland ha pensato bene di riesumare una legge ancestrale per combattere la recente ondata di malati di AIDS che sta decimando la popolazione del suo Paese: le ragazze devono rimanere vergini fino ai 20 anni. A tale scopo devono adornarsi delle tradizionali nappine o fiocchi color blu e giallo che dovrebbero mettere in guardia gli uomini Swazi dal toccarle. La legge ha suscitato malumore tra le ragazze: aspettare almeno 5 anni prima di sposarsi vuol dire diventare troppo vecchie per attirare un marito!

Gli uomini stessi sono in difficoltà. Lo stesso re ne è diventato una prova evidente: lui, 33 anni, ha già 7 mogli ufficiali e due promesse spose. L’ultima di queste è Miss Notselelo, una ragazza di 17 anni. Quando questa è stata fatta conoscere in pubblico, e la presentazione è avvenuta dopo il bando succitato, 300 ragazze nubili, per protesta, hanno buttato sulla porta di una delle tante capanne regali le loro insegne verginali. Il re ha dovuto fare ammenda regalando un vitello, tolto dalla sua numerosa mandria, al villaggio della promessa sposa. La bestia è stata uccisa, arrostita e mangiata da tutti i membri di quella Comunità, ma l’ipocrisia del monarca non è stata dimenticata.

Esecuzioni capitali: nel 2001 raddoppiate rispetto al 2000

Lo rileva Amnesty International, specificando che l’anno scorso sono state giustiziate 3.048 persone in 31 Paesi, mentre nel 2000 erano 1.457. Il drammatico aumento delle esecuzioni è dovuto all’intensificarsi dell’utilizzo della pena di morte in Cina dopo il lancio della Campagna nazionale governativa colpisci duro contro il crimine. Tra aprile e luglio 2001 almeno 1.781 persone sono state giustiziate nel Paese, più del totale di quelle messe a morte in tutto il mondo nei tre anni precedenti.

Amnesty International ha poi registrato 139 esecuzioni in Iran, ma ritiene che la cifra reale sia nettamente superiore. In Arabia Saudita si è avuto notizia di 79 esecuzioni. Negli Stati Uniti sono state giustiziate 66 persone, meno delle 85 del 2000. Va rilevato che i dati relativi a Cina, Iran, Arabia Saudita e Usa rappresentano il 90 per cento di tutte le esecuzioni del 2001.

Amnesty registra tuttavia alcuni progressi verso l’abolizione della pena capitale. Alla fine del 2001 risultano essere 111 i Paesi che hanno abolito la pena di morte, tre in più rispetto all’anno precedente. Durante il 2001 il Cile ha abolito l’utilizzo della pena di morte in tempo di pace, mentre la Turchia ha adottato un emendamento costituzionale che ne riduce l’ambito di applicazione.



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