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Caro direttore, diceva Martin Luther King: “Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano”. È stato invece emozionante vedere tante persone unite a testimoniare che la vita è sacrosanta e va difesa. Eravamo numerosi alla “marcia”, con la voglia di contribuire a creare nella nostra società un clima di fiducia nella vita, in cui i bambini vengano visti come un dono e una risorsa per tutti, in cui le pance delle mamme non vengano trasformate in tombe… Perché le difficoltà si superano insieme, non eliminando chi è chiamato a venire alla luce.

Mi sono venute le lacrime agli occhi, vedendo nei volti delle persone presenti quella grande speranza che ci rende più grandi. Concludo con le parole che papa Francesco ha rivolto ai gruppi del movimento per la vita: “La vita umana è sacra e inviolabile fin dal suo concepimento. Il nascituro nel seno materno è l'innocente per antonomasia; invito tutti a impegnarsi affinché ogni donna si senta considerata, ascoltata, accolta, accompagnata”.

Giorgio, via e-mail.


Ringrazio Giorgio e i numerosi lettori e lettrici che hanno voluto condividere le loro preoccupazioni e convinzioni a riguardo dei figli - propri e altrui - in concomitanza anche degli incresciosi avvenimenti di cui molto si è parlato e scritto nelle recenti settimane.

Concepire la vita, infatti, penso sia in assoluto l’esperienza più profondamente mistica, in cui l’umano e il divino si compenetrano nel massimo del desiderio e della collaborazione. Non a caso, per ogni nuova creatura, che nasce al mondo, usiamo l’espressione: “venire alla luce”! Anche Maria santissima, dice il vangelo, “diede alla luce il suo figlio” e l’angelo del Signore avvolse tutti di luce nell’annunciare “la grande gioia” della nascita del Salvatore, unendo nell’amore la gloria di Dio e la pace degli uomini (cf. Luca 2, 6-14).

Che brutto, invece, sentir dire: “Sei nato per un errore!”. Un errore di tecnologia, un errore di calcolo, un errore di passione… Quasi che non eravamo previsti; non eravamo desiderati; non eravamo attesi! Neppure è bello sentir dire: “Ti abbiamo voluto per forza, a ogni costo!”.

Cosa direbbero i figli se potessero parlare? Cosa direbbero ai genitori, ai medici, ai legislatori, al mondo intero? Possiamo immaginarlo.

Eppure, in qualunque situazione, Dio Creatore ci ha immensamente desiderati e amati, fin dal seno materno, se il flusso del suo alito ci ha resi “viventi e a lui somiglianti” con l’anima immortale.

Ultimo di sette figli, sono stato concepito e sono venuto alla luce durante la seconda guerra mondiale, quando “mettete dei fiori nei vostri cannoni” non si cantava ancora. So che mamma e papà erano aperti alla vita e sono certo che avevano grandi sogni su di me, pur non sapendo esattamente come sarei venuto al mondo. Mi hanno accolto, così come sono venuto al mondo, come dono del Cielo, così come io ho accolto i genitori come dono di Dio, per crescere nella vita.

E non ringrazierò mai abbastanza i genitori e la famiglia, Dio e la chiesa, per avermi accolto con amore.

Sono certo che anche voi proviate gli stessi sentimenti.

p. Marcello, sx.



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