Non fiori, ma opere di bene
I funerali: sorgenti di nuove forme di solidarietà e di aiuto alla vita
Sempre più spesso leggo nei manifesti e nei necrologi che annunciano la morte e i funerali di persone morte questa frase che colpisce tutti: "Non fiori, ma opere di bene". E la gente capisce al volo: parenti o amici dei defunti invece di scialacquare soldi in ghirlande e cuscini di fiori preferiscono fare offerte più utili sia per il suffragio di chi muore che per il conforto di chi vive in povertà o malattia.
Offrire fiori e portare ceri sulle tombe dei propri cari defunti, come si usa fare da sempre nella tradizione cristiana, soprattutto il 2 novembre, è certamente un pensiero gentile, pieno di tenerezza e di affetto. Ogni cimitero si trasforma in un giardino, in un'immensa serra di fiori, che incrementano gli affari dei produttori e commercianti, e perfino i profitto-disonesti dei ladri che rubano i vasi dalle tombe per rivenderli altrove.
Ma a parte questo, i fiori sono fragili e vivono pochi giorni soltanto: non raramente vengono sostituiti a quelli in plastica, che sembrano anche più belli e freschi, ma sono falsi e del tutto inutili. È certamente più significativo un cero acceso che si vede anche di notte e che è segno di una presenza viva e di un fervido augurio: "La luce perpetua risplenda ad essi...".
La cosa più utile e gradita ai defunti rimane certamente la preghiera, sia quella silenziosa e meditativa, sia quella vocale che è come un dialogo d'amore. Conosco persone di fede che vivono senza alcuno sforzo il mistero della comunione dei santi e passano ore dialogando con il proprio caro come quando era vivo, dimostrando così che il vero amore dura oltre la tomba fino alla vita eterna.
Questo "vero amore" trova la sua fonte inesauribile nell'Eucarestia, il Sacramento che rende presente il Cristo crocifisso e risorto, che rinnova il suo sacrificio pasquale per la salvezza dei vivi e dei morti. Far celebrare Sante Messe in suffragio dei propri cari defunti è sempre stato caro alla pietà cristiana. Purtroppo oggi avviene più raramente, segno eloquente di una fede che sta calando, indebolita dallo scontro quotidiano con una società materialista e consumista.
Chi desidera la celebrazione di Sante Messe dopo la sua morte è bene che lo scriva nel suo testamento, perché i suoi eredi non abbiano a dimenticarlo. Oppure può iscriversi già da vivo alla s. Messa quotidiana perpetua o lasciare una cospicua offerta per 30 ss. Messe Gregoriane da celebrarsi subito dopo la morte. Se non pensi tu stesso alla tua anima, chi vuoi che ci pensi?
Un'altra grande opera di misericordia che torna a suffragio dei defunti è quella che nasce dalla carità verso i poveri, gli ammalati, gli emarginati, gli oppressi, gli orfani, gli affamati. "La carità copre una moltitudine di peccati e ottiene il perdono dal Signore", ci insegna la Bibbia: essa è fonte di salvezza per tutti, vivi e defunti.
Alcuni, come dicevo all'inizio, fanno offerte per qualche "opera di bene" in memoria di una persona defunta, magari con una iscrizione su un giornale locale nella "buona usanza"; oppure fanno celebrare battesimi in missione con il nome stesso della defunta o del defunto, aiutando in tal modo un bambino povero. E che cosa c'è di più bello di una morte che aiuta la vita?
Non è questo l'amore più grande di cui parla Gesù, con cui Lui stesso ci ha dato l'esempio? Solo così i morti continuano a vivere, anzi sono più vivi di prima, vivi per sempre.








