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“Noi rimaniamo con voi!” - La messa per il beato p. Carrara

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La chiesa di Cornale, frazione di Pradalunga, il 28 novembre 2024 era nel suo massimo splendore. Ma più che l’accurato addobbo della chiesa, in cui spiccava l’altare con l’immagine e la reliquia del beato, ciò che colpiva era la folla emozionata di essere presente alla solenne celebrazione.

                               Queste persone stavano vivendo un momento di profonda contentezza. Sicuramente, alcuni dai 67 anni in su, si ricordavano la mesta celebrazione che venne fatta pochi giorni dopo la terribile notizia dell’uccisione di p. Luigi e dei suoi confratelli nella lontana terra dell’Africa Centrale, il Congo RD, da poco indipendente. Tra quei ragazzi di allora c’ero anch’io. Frequentavo la prima media con altri apostolini del nostro Istituto di Alzano in via Adobati. Per l’occasione, accompagnati dai Saveriani c’eravamo recati a quella Santa Messa di suffragio. Il clima era mesto. P. Luigi aveva solo 32 anni. Nessuno di noi avrebbe pensato che avremmo avuto la grazia di assistere al trionfo di quella fede, unita alla speranza e concretizzata dalla carità che ha caratterizzato la sua breve vita.

Nel 1975, durante la Teologia ho vissuto l’anno di esperienza missionaria in Congo con p. Virginio Simoncelli di Valbondione. Con la benedizione dello zio Giulio Simoncelli e con suor Bernardetta Boggian (una delle tre sorelle uccise a Bujumbura nel 2014) ci siamo recati sulla tomba di p. Luigi Carrara e fr. Vittorio Faccin a Baraka. Negli anni di animatore vocazionale ho proiettato decine di volte la versione ridotta di Katika Congo di p. Agostino Carlesso ai ragazzi delle scuole elementari e degli oratori del Friuli. In quel docu-film, così si dice oggi, c’era la scena del martirio dei nostri missionari.
Oggi, a distanza di sessant’anni quello che sembrava un’efferata uccisone acquista un senso nuovo. La gente di Baraka è legatissima alle spoglie mortali dei due martiri, ma soprattutto ne custodisce gelosamente il ricordo e la devozione.

Ritornando al 28 novembre, nella toccante Celebrazione Eucaristica, il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, ha toccato alcuni aspetti della vita dei martiri. Dalle loro lettere, in cui descrivevano la terribile situazione di guerra con tutti i suoi effetti, si percepiva l’affetto e la simpatia che la gente provavano per loro. Si capisce anche il desiderio e la volontà dei nostri Saveriani di dare tutto perché la luce e la gioia del Signore Gesù riempisse quelle vite sottoposte a tante vicissitudini e pericoli, liberandole dalla paura, sicuri dell’attenzione del Signore per loro.
Ecco le parole del vescovo Beschi.

                               “Si può dire di padre Luigi ciò che è stato scritto di altri martiri: non gli hanno rubato la vita, l’aveva già donata. L’aveva donata nella scelta dei Saveriani di rimanere in Congo, solidali con la gente e con i poveri, perché il buon pastore non fugge alla prima allerta di pericolo. E l’aveva donata nella disponibilità a stare con gli ultimi… Lo aveva scritto ai genitori, poche ore dopo aver affidato la propria vita e la propria storia nelle mani di Dio, con la professione perpetua: «Sarebbe stato un bel giorno anche per voi vedere questo vostro figlio ricevere dal superiore generale tanto di Crocifisso e tenerlo non solo nella fascia come oggi, come adesso, ma sentirsi di portarlo tutti i giorni nella vita nel cuore».
Il 28 novembre 1980 ben 235 fedeli della parrocchia di Cornale, dove P. Luigi è nato e ha ricevuto i Sacramenti, hanno sottoscritto la petizione al Superiore Generale dei Saveriani e al Vescovo di Bergamo, perché venisse introdotto la Causa super martirio di p. Luigi… P. Luigi Carrara si può riassumere come una vita donata e poi sacrificata per il progresso umano e spirituale dei fratelli africani. Do la vita per coloro che amo…
Celebrare la testimonianza, ringraziare per il dono, ispirare la nostra vita e quella della comunità; cresca il coraggio della fede che non fa compromessi con il male, ma lo affronta con l’unica forza capace di sconfiggerlo: la mitezza del cristiano”.

In questo tempo, la Chiesa è chiamata ad essere missionaria con un amore coraggioso, che cerca unicamente il bene e che sa stare nella storia con una presenza umile e operosa, capace di futuro non solo con parole di verità, ma usando il linguaggio universale del Bene. Semplicemente con i gesti di carità indicati da Cristo nella parabola della fine dei tempi: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero nudo e mi avete vestito, ero forestiero e mi avete accolto…”.
Allora quel “venite benedetti” risuonerà anche per noi, come è risuonato per p. Luigi e i suoi compagni di martirio il 28 novembre del 1964.
Mi piace concludere con le parole di p. Ottorino Maule, anche lui ucciso a 313 km da Baraka, precisamente a Buyengero in Burundi nel 1995 con p. Aldo Marchiol e la laica Catina Gubert. A chi gli chiedeva se anche loro sarebbero andati via come tutti gli europei a causa della difficile situazione politica, p. Ottorino rispose: “No! Noi rimaniamo con Voi”.



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