New entry dai saveriani di Ancona
Ringrazio il Signore e i saveriani che mi hanno dato la possibilità di cominciare una nuova tappa della mia vita nella comunità di Ancona. Sono stato ben accolto dal rettore p. Giancarlo e dagli altri confratelli che mi hanno subito fatto sentire a casa.
Dal 9 gennaio mi hanno coinvolto nelle attività di animazione missionaria e di aiuto alle parrocchie. Padre Giancarlo e p. Alberto hanno lavorato come me in Brasile; con p. Benjamin siamo stati insieme a Parma per la festa del fondatore; con p. Giuseppe e p. Battista abbiamo fatto il noviziato insieme a Nizza Monferrato.
Quarant’anni di missione in Brasile!
Arrivo ad Ancona da Perugia dove, negli ultimi tempi, ho avuto il permesso di assistere mia mamma dai 96 ai 102 anni. Allo stesso tempo ho lavorato come vicario parrocchiale e membro del centro missionario diocesano.
Dopo gli studi nel seminario di Perugia e il primo anno di teologia nel seminario regionale di Assisi, si è decisa la mia vocazione missionaria. A Parma ho fatto la professione perpetua, finita la quale mi dettero il crocifisso per la mia partenza, avvenuta con la nave, da Genova, il 25 settembre 1965. Dopo 14 giorni di viaggio e tre mesi di studio della lingua portoghese, sono cominciati i miei 40 anni di missione in Brasile fino al 20 gennaio 2006.
Padre Barsotti mi mandò nel sudovest del Paranà per i primi sei anni e poi rimasi nel sud del Brasile. Oltre a insegnare ai seminaristi, ero viceparroco e visitavo alcune delle 70 cappelle o piccole scuole dell’interno, tra cui una riserva di indio Cainguàgues e Guaranìs.
Tra cattedra e parrocchia
Dal 1971 a fine 1976 sono stato mandato nel seminario di Jaguapitã per insegnare ai seminaristi, accompagnarli nella piccola piantagione di caffè e seguire i gruppi dei giovani delle nostre parrocchie. Per due anni, ho aiutato i giovani della parrocchia di Londrina dove era parroco il marchigiano p. Giuliano Sincini. Per tre anni fui vicerettore di un altro marchigiano, p. Raffaele Bartoletti, di cui fui successore.
Dal 1977 al 1981 sono diventato rettore del seminario saveriano di filosofia e teologia alla periferia di Curitiba, capitale del Paranà. Oltre a seguire la formazione dei 28 studenti, insegnai nello Studium Theologicum e ho fatto lavoro pastorale nella cappella San José do Pilarzinho e Vila Galia dove, con alcuni seminaristi, abbiamo formato sette gruppi di comunità ecclesiali di base, confrontando la Parola di Dio e la liturgia con la realtà sociale dei poveri e affrontando varie emergenze.
Il vangelo tra i casermoni
Dal 1981 al 1985 feci parte di un’equipe di cinque saveriani, incaricati dal cardinale di San Paolo (e dal vescovo ausiliare per la regione episcopale di San Miguel Paulista) di fare una pastorale specifica per le Cohab e le zone povere. Le Cohab sono centinaia di casermoni di cinque piani con scale esterne e 40 o 60 miniappartamenti, con alcune file di case embrione di 16 metri quadrati.
Molte di queste famiglie arrivano dal nordest del Brasile, non hanno parenti vicini, hanno dimenticato le loro radici sociali e religiose. Non c’erano chiese, ma solo centri comunitari in cui si avvicendavano gli orari della chiesa cattolica e delle altre chiese, gli spiritisti, le riunioni di condomini, le scuole di balletto o della lotta chiamata capoeira, e altro.
Tutti i popoli siano fratelli
Nell’equipe dei cinque c’era anche il marchigiano p. Gino Nasini. Animavamo le comunità ecclesiali di base, celebravamo le messe e i battesimi nei centri comunitari, nonché la catechesi, le comunioni e le cresime in sale delle scuole. Il cardinale ci faceva le sue congratulazioni e dove cominciammo ci sono oggi otto parrocchie, gestite dal clero diocesano.
Per due anni ho poi lavorato al Matão de Sumaré, come vicerettore dei seminaristi di teologia. Seguivamo le nove comunità cristiane di un’area poco urbanizzata, ex rifugio di schiavi. C’erano comunità di base e rivendicazioni sociali, per ottenere migliori servizi di autobus e bonifica del torrente.
Ho sempre dato molta attenzione alla pastorale dei bambini, che pesa mensilmente i piccoli malnutriti da 0 a 2 anni, fornendo latte in polvere e farine integrative. Le mamme vengono orientate ad asili per i bambini delle favelas e alle comunità cristiane con i laici impegnati come ministri, catechisti o vincenziani.
In Italia, lavoro in modo missionario in varie attività sul territorio, senza perdere di vista la missione universale della chiesa. Promuoviamo preghiere, conoscenza, solidarietà con e tra i poveri e cura del creato, in un mondo nuovo, in cui tutti i popoli si sentano fratelli e capaci di dialogare e condividere fra loro.




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